UBM e Informa stanno pensando a una fusione, o meglio, Informa sta per fare un’offerta per acquisire UBM. La notizia è rimbalzata ieri sera, 16 gennaio, e se l’operazione andrà in porto cambierà lo scenario dei maggiori player fieristici internazionali: il nuovo gruppo balzerebbe al primo posto della classifica dei top player per fatturato, scalzando Reed Exhibitions. I dettagli dell’operazione non sono ancora stati comunicati ufficialmente.

UBM negli ultimi anni ha sviluppato una strategia Events First, che ha condotto al disinvestimento da business considerati poco rilevanti (sopratutto editoria) e a un focus sul settore live B2B: nel 2016 ad esempio ha acquisito uno dei maggiori organizzatori asiatici (AllWorld) e in precedenza aveva acquisito Advanstar, importante organizzatore di fiere negli Stati Uniti. Informa è un colosso multinazionale che si presenta come operatore della “Knowledge and Information Economy”: il suo portafoglio comprende editoria scientifica, banche dati, strumenti di intelligence e fiere, tanto che nel 2016 ha acquisito Penton per espandersi nel mercato statunitense.

Secondo le prime stime il nuovo gruppo avrebbe un valore di 9 miliardi di sterline. Per leggere l’articolo apparso su Exhibition world cliccate qui.

Gennaio: tempo di buoni propositi e previsioni per l’anno nuovo. Kai Hattendorf, direttore generale di UFI, ha dato un’occhiata alla sfera di cristallo per immaginare quali saranno i 5 trend più importanti nel 2018 per il mondo fieristico: vediamoli insieme.

  1. Resilienza e capacità di adattamento: nonostante le tensioni politiche, un ritorno al protezionismo e la percepita fragilità del libero scambio, il settore fieristico nel suo complesso regge bene l’urto: le aziende che espongono continuano a investire, a scapito degli investimenti in pubblicità. Segni positivi, che non devono farci dormire sugli allori….
  2. Dati e digitale: la lettura dei dati e la creazione di nuovi prodotti e servizi a integrazione del modello di business fondato sul metro quadrato sono i grandi temi del 2018 (e non solo). Velocità e direzioni variano tra gli attori coinvolti, ma è innegabile che il processo di digitalizzazione è iniziato, come indica il nuovo Digitisation Index realizzato da UFI.
  3. Ibridazione: i confini tra format sono sempre più labili. Fiere, congressi, convegni stanno miscelandosi per dar vita a nuovi modelli in risposta alle mutate esigenze del mercato. Inoltre le fiere B2B non sono più così impermeabili ma condiscono il business con una corposa parte di intrattenimento. Un bell’esempio è SXSW, un festival musicale, ma anche un festival cinematografico ma anche una fiera, ma anche una serie di convegni, che si pone l’obiettivo di “aiutare i creativi a raggiungere i loro obiettivi”.
  4. La ricerca di talenti e competenze: la gestione delle risorse umane, la coltivazione dei talenti, l’attrazione di risorse dal mondo non fieristico e tra i giovani stanno diventando sempre più centrali nelle strategie dei grandi player e anche le associazioni come UFI fanno la loro parte, ad esempio con il programma NGL (Next Generation Leaders).
  5. La sfida della sicurezza: in questo ambito collaborazione è la parola chiave, come emerso anche nella sessione dedicata durante il congresso UFI di Johannesburg. Collaborazione, coinvolgimento, comunicazione sono indispensabili tra i quartieri fieristici e le forze dell’ordine locali, ma anche tra sedi, organizzatori e fornitori di servizi.

 

Una canzone di un po’ anni fa si intitolava “Video killed the radio star” ma la radio non è morta e anzi è la televisione a non passarsela troppo bene per colpa dei nuovi stili di consumo dell’intrattenimento influenzati dai nuovi entranti digitali (un nome per tutti, Netflix). Perché la radio continua ad essere uno strumento attuale e moderno? Claudio Astorri, il prossimo protagonista di Exhibitionist, dice che la radio è un mezzo a target, personale, che segue la mobilità senza assorbire eccessiva attenzione (infatti l’autoradio è lo strumento più utilizzato per l’ascolto): l’ascoltatore decide sia la stazione che il livello di attenzione, momento per momento. Sarà per questo che lui definisce la radio un essere vivente?

Claudio Astorri ha lavorato con i nomi più significativi dell’industria radiofonica italiana: ha fondato e diretto RTL 102.5, ha lavorato allo sviluppo di Radio 105, RMC Radio Montecarlo, RAI International, Radio Italia Network, rilanciato RDS e partecipato alla creazione di Radio 24. Nella sua presentazione ci racconterà i come e i perché della radio, parlerà dell’identità di stazione e dell’interattività come elemento centrale per coinvolgere l’ascoltatore e ci guiderà verso un paragone con il mondo fieristico. Come le radio anche le fiere sono fatte di interattività, mettono in contatto con il mondo, hanno un palinsesto che è frutto di una ben precisa identità e tempi molto rigidi.

Se siete curiosi di saperne di più non perdete l’appuntamento di domani, 26 ottobre, alle 19, a Palazzo Giureconsulti a Milano. Per partecipare cliccate qui.

 

Alzi la mano chi non vorrebbe organizzare CES: nel 1967, alla sua prima edizione, parteciparono 17.000 visitatori per ammirare le ultime novità dell’elettronica di consumo, ossia radio portatili e televisioni. A 50 anni di distanza richiama 175.000 partecipanti da 150 Paesi, compresi 6.500 giornalisti, per ammirare le ultime novità in fatto di tecnologia, che vanno dai droni alla realtà virtuale.

C’è un segreto per tutto questo? Come è possibile che una fiera diventi qualcosa di più di singoli mercati e settori e che accolga aziende non propriamente “native tecnologiche”? Ad esempio l’anno scorso sul palco di CES sono saliti, tra gli altri, il CEO di Carnival (che ha creato dei wearable device per migliorare l’esperienza dei crocieristi) e la marca di abbigliamento sportivo Under Armour (che ha lanciato scarpe da corsa con sensori in grado di tenere traccia degli allenamenti).

CES è un hub internazionale per fare business, indipendentemente dal settore di appartenenza. Teoricamente ogni settore è in qualche modo legato alla tecnologia ed è quindi essenziale capire come gli ultimi trend tecnologici possano influenzare i diversi settori di appartenenza. L’associazione che organizza CES sostiene che i partecipanti alla fiera non interagiscono solo con i singoli prodotti, ma sperimentano le relazioni dei prodotti con categorie più ampie e scoprono trend di portata più vasta.

Per sapere come è stato raggiunto questo obiettivo non perdete il prossimo appuntamento di Exhibitionist: potremo ascoltare direttamente dalla voce di Gary Shapiro, presidente e AD dell’associazione che organizza CES, come si può reinventare una fiera. Ci vediamo giovedì 14 settembre, alle 19, negli spazi di MiCo (via Gattamelata, Gate 14). La partecipazione è gratuita ma prima vi chiediamo di registrarvi al link

CES

 

Alcune fiere sono in grado di creare il futuro: la conoscenza del settore che rappresentano è così ampia e approfondita che gli organizzatori riescono a leggere i segnali deboli, anticipare le tendenze, guidare l’evoluzione del mercato.

Una di queste fiere è il CES di Las Vegas: il nome completo è Consumer Electronics Show ma non c’è nemmeno bisogno di specificare il significato dell’acronimo, tanto questa manifestazione è entrata nell’immaginario collettivo come IL punto di riferimento per gli ultimi lanci, le innovazioni tecnologiche, le presentazioni di prodotti che faranno parte della nostra quotidianità negli anni a venire.

Da quando è stata creata, 50 anni fa, è stata palcoscenico per più di 700.000 lanci di prodotto e nel corso degli anni ha saputo trasformarsi stando al passo con un settore che di per sé è in continuo fermento: nel 2012, quando Microsoft decise di abbandonare il palcoscenico del CES (ma poi ha cambiato idea…), gli organizzatori videro un’opportunità nel segmento dell’elettronica per l’automotive. Ora quel segmento è diventato così rilevante che le case automobilistiche preferiscono presentare i nuovi modelli al CES invece che nelle fiere di auto.

Per raccontare come una fiera può plasmare il futuro e come l’innovazione rappresenta il motore dell’economia e dello sviluppo, migliorando il nostro stile di vita e offrendoci nuove opportunità, abbiamo invitato Gary Shapiro, presidente e amministratore delegato di CTA, l’associazione statunitense dei produttori di elettronica di consumo, che organizza il CES.

Shapiro ha scritto due libri dedicati all’innovazione, inoltre come editorialista ha scritto più di 800 pezzi per diverse testate, tra cui The Wall Street Journal, The New York Times The Washington Post. Nel 2015 e 2016 il quotidiano politico The Hill lo ha definito “uno dei più influenti lobbysti di Washington”; inoltre è considerato un influencer su Linkedin, con più di 240.000 follower

L’appuntamento è giovedì 14 settembre alle 19: per ora segnatevelo in agenda, presto vi daremo tutti gli aggiornamenti e potrete iscrivervi.

La Belt & Road Initiative apre molte opportunità per i porti del Mediterraneo, e per le fiere? Alcuni spunti di riflessione dalla presentazione del 4° Rapporto Annuale Italian Maritime Economy di SRM

La Cina attraverso la Belt & Road Initiative investirà nei prossimi anni oltre 1.000 miliardi di dollari per realizzare e rafforzare opere marittime, stradali, aeroportuali e ferroviarie con lo scopo di incrementare le relazioni internazionali con l’Eurasia. Il programma di investimenti interesserà tutto il Mediterraneo con particolare attenzione ai porti e alle infrastrutture intermodali. I Paesi maggiormente coinvolti saranno Grecia, Olanda, Israele, Turchia e Italia. Secondo le previsioni al 2020, la nuova Via della Seta consentirà alla Cina di realizzare un export nei Paesi interessati di circa 780 miliardi di dollari e un import di 570.

L’Italia, grazie alla sua posizione geografica e alla sua dotazione logistica e portuale può rivestire un ruolo di primo piano nella Belt & Road Initiative, proponendosi come punto strategico di imbarco e sbarco e come hub logistico per le navi che percorrono la rinnovata Via della Seta. Già ora, con una quota di mercato del 35%, è leader europeo per trasporto di merci a corto raggio.

Inoltre da sempre l’Italia è paese di santi, poeti e navigatori, le nostre aziende hanno una forte dipendenza dal mare, il 37% dell’interscambio commerciale è realizzato proprio via mare.

La Via della Seta sarà il nuovo canale per la crescita delle infrastrutture e soprattutto del sistema produttivo globale, quali impatti avrà sul sistema fieristico italiano? Più merci transitano, più merci si scambiano, più persone si dovranno incontrare per stringere accordi commerciali. Le fiere italiane saranno i terminali di tutti i prodotti e i semilavorati che navigheranno per le nuove rotte della Via della Seta? Il potenziale di crescita è enorme. Staremo a vedere …

Per ulteriori approfondimenti: http://www.srm-maritimeconomy.com/conference-proceedings-italian-maritime-economy-2017/?lang=it 

 

Ieri il settore fieristico italiano si è dato appuntamento a Milano per ExpoNetwork Forum, un’opportunità di confronto e condivisione, utile per fare il punto su quello sta avvenendo e raccogliere spunti e suggestioni per la nostra attività.

Particolarmente incisivo è stato l’intervento della Professoressa Francesca Golfetto: chiamata a discutere di fiere nel contesto globale online-offline, ha sgombrato il campo da ogni dubbio o possibile scusa iniziando con la frase “Il digital non è un problema tecnico”! Ha iniziato la sua analisi dal visitatore, invitando anche gli organizzatori a fare altrettanto: ha parlato di ongoing search, che porta i buyer a visitare fino a 20-25 fiere all’anno; ha raccontato il percorso di visita all’interno dei padiglioni e la ricerca di quelle competenze ed esperienze strumentali (e non ludiche) che originano dalla comparazione e dallo scambio di idee. Agli organizzatori è stato anche rivolto un invito a prestare meno attenzione ai contenitori (ah, il metro quadrato…) e più ai contenuti, tema questo che è emerso anche dalle presentazioni di Rory Govan di Explori e del padrone di casa Enrico Gallorini. La mattinata si conclusa con una tavola rotonda in cui i vertici di alcuni tra i maggiori player hanno raccontato il loro punto di vista con trasparenza e onestà.

Il pomeriggio è stato dedicato a temi operativi: digitalizzazione, internazionalizzazione, project management, risorse umane, conoscenza del settore di riferimento della fiera, affrontati attraverso il racconto di diverse esperienze aziendali. Infine, a conclusione dei lavori, la presentazione da parte del Professor Vincenzo Russo (Brain Lab IULM), relativa alla prima applicazione del neuromarketing all’universo fieristico! Abbiamo visto i risultati dell’esperimento condotto durante Vicenzaoro, che mirava a indagare i percorsi di visita, ciò che il visitatore vede, le sue percezioni e le sue reazioni in fiera: uno strumento certamente molto utile, in grado di offrire suggerimenti per guidare le scelte sia operative che strategiche di noi fieristi.