Invertendo l’ordine dei fattori il prodotto cambia

Le collezioni dei musei sono tradizionalmente strutturate per ordine cronologico, ma alcuni grandi musei internazionali recentemente hanno dato il via a riorganizzazioni per contenuti. Tate Modern a Londra, Galleria Civica di Arte Moderna a Torino e soprattutto Metropolitan Museum di New York  hanno sviluppato nuovi allestimenti e nuovi percorsi di visita non più solo cronologici o per scuole o nazioni, ma suddivisi per tematiche come paesaggio, natura morta, ritratto, dando nuova linfa alle collezioni permanenti.

Insomma, per i musei invertendo l’ordine dei fattori il prodotto cambia. E per le fiere si può dire lo stesso? Modificando il layout, la suddivisione degli spazi, la chiave di lettura delle merceologie o i percorsi di visita si possono ottimizzare i tempi di permanenza, facilitare la comprensione della fiera  (e perché no del settore?), aumentare la soddisfazione di espositori e visitatori?

A giudicare da alcuni esempi recenti sembrerebbe di si: Ipack Ima si è data una lettura per settore di destinazione delle tecnologie di processo e confezionamento e Anuga a Colonia ha rivoluzionato il layout tanto che il 95% dei suoi 6.000 espositori ha cambiato posizione.   

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