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fiere e congressi

E’ un dato di fatto: in Italia il 79% di chi usa internet lo fa tutti i giorni e passa mediamente 4 ore al giorno navigando con pc e tablet e 2 ore e 10 minuti con smartphone; il tempo che passiamo sui social quotidianamente è poco meno di 2 ore in media e per contro dedichiamo poco meno di 2 ore e mezza al giorno a guardare la televisione.

Questi numeri descrivono una realtà con cui inevitabilmente il settore fieristico deve fare i conti: il digitale non è in grado di sostituire il momento fieristico, ma offre nuove opportunità di comunicazione, integra l’offerta di servizi e può rappresentare nuove opportunità di business. Oltre a “mettere sotto pressione” gli organizzatori perché le soluzioni sembrano in grado di garantire una migliore misurazione dei ritorni sugli investimenti.

Organizzatori e quartieri fieristici che hanno partecipato al Global Exhibition Barometer UFI (The Global Association of the Exhibition Industry) considerano l’impatto della digitalizzazione un tema molto rilevante, soprattutto con riferimento alla risposta ai bisogni digitali dei clienti e all’offerta di nuovi prodotti digitali. Nella realtà però si sta facendo ancora molto poco se, come sottolinea il report AMR, in media solo il 2% del fatturato degli organizzatori di fiere in tutto il mondo proviene dall’offerta di soluzioni e prodotti digitali.

Per cercare di capire come si sta muovendo un player di rilievo del settore fieristico non perdete quindi il prossimo appuntamento di Exhibitionist: mercoledì 21 settembre ospiteremo Stephan Peyer, direttore sviluppo di MCH Group, che comprende le fiere di Basilea, Zurigo e Losanna e diverse aziende che offrono “Live Marketing Solutions”. Con lui parleremo del “Potere delle fiere nell’era digitale”: ci faremo guidare lungo il customer journey dei clienti e scopriremo nuovi sistemi ibridi che combinano live e digitale. Un esempio? E’ di poche settimane fa la notizia dell’acquisizione da parte di MCH Group della piattaforma online Curiator, con l’obiettivo di accrescere la posizione di MCH Group, organizzatore di Art Basel, nel mercato globale dell’arte.

Vi aspettiamo, il 21 settembre, alle 19, a Palazzo Giureconsulti a Milano; la partecipazione a Exhibitionist è gratuita ma prima dovete registrarvi cliccando qui

 

 

 

Il mese di agosto è stato ricco di notizie di passaggi di proprietà di società o di fiere, soprattutto statunitensi: basta scorrere l’elenco delle notizie più recenti di testate come tsnn.com per vedere il fermento del settore in particolare oltreoceano. Gli acquirenti sono quasi sempre organizzatori di fiere, che consolidano la propria posizione e arricchiscono il proprio portafoglio eventi (ad esempio Emerald Expositions, Informa e Artexis in Europa).

Ultimamente però stanno crescendo attraverso acquisizioni anche i fornitori di servizi, che diventano sempre più qualificati e si attrezzano per garantire ai propri clienti un’offerta articolata e di valore: è il caso di GES, che ha acquisito ON Event Services. GES è un colosso dei servizi di allestimento, marketing e logistica per fiere, eventi e musei e con l’acquisizione si porta a casa una società specializzata nella fornitura di servizi che comprendono audio, video, luci, mapping e scenografie e che ha come clienti sia organizzatori di eventi che sedi (centri congressi, arene, hotel).

Obiettivo? Offrire ai propri clienti la possibilità di “coinvolgere i partecipanti” e “potenziare le produzioni” attraverso una gamma completa di eventi e servizi. Per leggere le dichiarazioni di GES e ON Event Services potete cliccare qui.

 

Sono stati pubblicati pochi giorni fa i risultati del sondaggio semestrale condotto da UFI – The Global Association of the Exhibition Industry presso i suoi associati per valutare lo stato di salute del settore fieristico. In Europa mediamente 8 aziende su 10 dichiarano fatturati in crescita sia nella seconda del 2016 che, anche se in misura minore, nella prima parte del 2017: si tratta dei risultati migliori dall’inizio delle rilevazioni, nel 2008. Le Americhe sono più ottimiste per la prima metà del 2017, così come l’Asia, in recupero dalle rilevazioni precedenti. L’incertezza tuttavia è sempre alta, sia dal punto di vista economico che sotto il profilo della sicurezza: il 60% degli intervistati dichiara infatti di avere rafforzato le misure di sicurezza durante le fiere.

Il Global Exhibition Barometer indaga ancora una volta quelli che gli operatori considerano i temi più caldi: come nelle edizioni passate ottengono più dell’80% delle risposte riguardano lo stato di salute dell’economia nazionale (27% delle risposte), gli sviluppi economici a livello globale (24%), la concorrenza all’interno al settore (17%), le sfide gestionali (13%); tra le sfide di gestione sono le risorse umane l’aspetto più delicato, citato nel 77% dei casi.

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Il Barometer riporta anche i risultati dettagliati per Paese: potete leggerlo e scaricarlo a questo link

Segni positivi per il settore congressuale italiano: nel 2015 i meeting organizzati in Italia sono stati quasi 400 mila (+11,5% rispetto al 2014) e i partecipanti poco meno di 26 milioni, in crescita del 7,3%, mentre le presenze (pari al numero di partecipanti per il numero di giorni di durata media degli eventi) segnano +15% e superano i 35 milioni.

Questi dati sono stati raccolti attraverso un questionario inviato a circa 6.000 sedi che ospitano eventi e congressi dall’OICE (Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi), il progetto di ricerca giunto alla seconda edizione promosso da Federcongressi&Eventi (l’associazione della Meeting Industry italiana) e realizzato dall’Alta Scuola in Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (ASERI) con il coordinamento del professor Roberto Nelli.

Gli eventi promossi dalle aziende sono poco più della metà del totale, mentre gli incontri associativi rappresentano il 34,8%, ma per numero di partecipanti si nota un maggior equilibrio, con i congressi associativi che pesano per il 41,7% dei partecipanti totali.

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Quali sono gli aspetti caldi su cui le sedi investono per migliorare la loro offerta?  Il 60% delle sedi ha dichiarato di avere effettuato investimenti nel 2015, sopratutto in tecnologie (67,4% dei casi), infrastrutture e servizi (40,3%), strutture (36,3%) e solo nel 28% in risorse umane e per il 2016 le priorità non cambiano.

Trovate il rapporto sul sito di Federcongressi&Eventi, a questo link.

ICCA e UIA sono le fonti riconosciute per censire i congressi organizzati nel mondo: recentemente hanno pubblicato le loro statistiche, che certificano lo stato di salute del settore congressuale ma divergono sui numeri a causa dei diversi criteri con cui sono conteggiati gli eventi.

Ma andiamo con ordine: secondo ICCA nel 2015 si sono svolti poco più di 12.000 congressi internazionali, in forte crescita rispetto all’anno precedente (+571 congressi rispetto al 2014). Secondo UIA i congressi sono stati 12.350, anche per loro in crescita (erano 12.212 nel 2014). Anche le classifiche delle città e dei Paesi che ospitano i congressi sono diverse: nella classifica UIA i primi 3 posti sono occupati da Singapore, Bruxelles e Seul, mentre per ICCA in testa ci sono Berlino, Parigi e Barcellona. A livello Paese UIA indica come destinazioni top per numero di congressi Stati Uniti, Repubblica di Corea e Belgio, mentre le top 3 per ICCA sono Stati Uniti, Germania e Regno Unito.

Classifiche ICCA, 2015Classifiche UIA, 2015

Come mai queste differenze? Le sintetizza in un articolo Event Report: UIA considera i congressi internazionali associativi con almeno 50 partecipanti ed esclude eventi aziendali, politici, sportivi, religiosi, così come tutti gli eventi a partecipazione esclusivamente nazionale, esattamente come ICCA. Il database UIA però è significativamente più vasto di quello  ICCA:

  • UIA indaga gli eventi “alla fonte”, partendo dai calendari delle associazioni committenti; ICCA si basa sui dati forniti dalle destinazioni e dalle sedi congressuali proprie socie
  • UIA, al contario di ICCA, conteggia anche i congressi che non ruotano su almeno 3 destinazioni e include gli eventi “una tantum” che non si ripropongono in successive edizioni

L’Italia nella classifica UIA è al nono posto con 350 congressi, mentre per ICCA è al sesto posto con 504 congressi.

Per leggere tutto l’articolo di Event Report cliccate qui 

 

La notizia di oggi è che nel referendum sulla permanenza nell’Unione Europea, la popolazione britannica ha votato per uscire: i mercati hanno reagito come ci si aspettava, cioè male, e l’incertezza sulle conseguenze del voto cresce.

Quale sarà il futuro delle fiere dopo la Brexit? Riportiamo le parole di Sergey Alexeev e Kai Hattendorf, rispettivamente presidente e direttore generale di UFI: le fiere e gli altri tipi di eventi sono di vitale importanza nei momenti difficili; le aziende continueranno a incontrarsi in fiera e ci saranno occasioni per scambi, collaborazioni e commerci; le fiere continueranno a rendere possibili incontri di persone di diverse nazioni, culture, religioni, creando opportunità di sviluppo per i rispettivi settori e le economie nel loro complesso.

UFI continuerà a sostenere la facilità degli spostamenti per consentire alle persone di partecipare alle fiere e fare business, a prendere posizione in favore di regole e leggi trasparenti sul commercio, a difendere l’apertura e lo scambio tipici dell’industria del “face to face”.

 

 

No, non si tratta di un errore: on-live è la sintesi della tendenza in atto che vede l’unione delle esperienze live e della comunicazione online con l’obiettivo di amplificare i risultati e generare un coinvolgimento in grado di superare i limiti di spazio e di tempo tipici del Face 2 Face.

Il termine è usato da Kim Myhre, direttore generale di FreemanXP EMEA, per commentare i risultati di un indagine condotta da IPA (associazione anglosassone dei pubblicitari) sull’evoluzione dei budget di marketing: nel primo trimestre 2016 i budget crescono in media del 3%, ma l’aumento arriva sopratutto da internet (+9,8%) e dagli eventi (+6,3%), mentre le altre voci sono riviste al ribasso.

marketing budget_Bellwether report 2016

UK  Marketing budget I° trim 2016, IPA Bellwether Report

Anche Eddie Newquist, protagonista dell’ultimo appuntamento di Exhibitionist, ha parlato di commistione tra live e online, citando anche i millenials: le esperienze e il live engagement formano l’identità e creano ricordi, che sono poi condivisi attraverso i social. Insomma gli smartphone sono solo degli strumenti e le interazioni digitali non sono poi così speciali, sono ordinarie; quello che conta è creare esperienze straordinarie. Trovate questa parte del suo intervento e gli altri estratti video della presentazione sul sito Exhibitionist.