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A volte ritornano e cambiano pelle. Questo è l’obiettivo degli organizzatori di Bread & Butter by Zalando, la fiera che negli ultimi mesi ha vissuto di tutto: dai libri in tribunale all’acquisizione da parte del colosso tedesco dell’e-commerce, per finire con l’annuncio della sospensione perché la sede che aveva sempre ospitato la manifestazione non era temporaneamente disponibile a causa dell’emergenza profughi.

E’ stato annunciato che Bread & Butter si farà, ma non sarà più la stessa cosa: sarà a settembre, in una nuova sede (Arena Berlin) e un nuovo format: sarà una fiera aperta ai consumatori, che potranno vedere le ultime innovazioni del settore fashion, sfilate interattive, assistere a concerti e partecipare a una conferenza sul futuro digitale dell’industria della moda. Ah, si potrà anche fare shopping!!

Oltre alle innovazioni e alle tendenze moda presentate, il vero tema caldo sarà la convergenza di online e offline, un punto fermo per gli organizzatori: Bread & Butter sarà un laboratorio per capire se fiere e e-commerce funzionano bene insieme?

Per leggere il pezzo sul blog di Zalando cliccate qui mentre se volete fare un ripasso delle puntate precedenti cliccate sul post di blogofiere di giugno.

Zalando, gigante tedesco dell’e-commerce, ha firmato una lettera di intenti per acquistare Bread & Butter, la fiera tedesca di urbanwear e streetwear che negli ultimi mesi ha vissuto un periodo veramente burrascoso, fatto di cancellazioni di manifestazioni, spostamenti di sede e, infine, la presentazione di istanza di fallimento.

Insomma, i già citati Alibaba e Global Sources non sono gli unici interessati alle fiere come piattaforma per rafforzare i legami con i propri clienti! Come si evolverà la fiera nelle mani di una società di e-commerce? L’accordo sarà finalizzato nelle prossime settimane, ma emergono le prime indicazioni di quella che sarà la fiera a partire dal 2016: sempre meno B2B e sempre più B2C, uno strumento per coinvolgere a tutto tondo i clienti della piattaforma di e-commerce, come dice Matteo Bovio, communication manager Italia di Zalando.

Per leggere l’articolo, apparso su Pambianconews, cliccate qui.

Sono stati pubblicati alla fine di marzo i dati di bilancio di Global Sources, colosso asiatico delle vendite B2B online. Nel quarto trimestre 2014 il fatturato è stato pari a 62,9 milioni $ (in crescita rispetto allo stesso periodo del 2013, con 60,1 milioni $): le fiere hanno contribuito in misura significativa, con 38,2 milioni $ (nel 2013 33,2 milioni $), registrando un incremento del 15% a fronte di un calo del fatturato online (si avete letto bene…) del 10%. Infine l’adjusted EBITDA è passato da 13,1 milioni $ nel quartro trimestre 2013 a 12,2 milioni $ nello stesso periodo del 2014.

Se si analizzano i risultati dell’intero 2014, si vede che il fatturato è stato pari a 198,2 milioni $, sostanzialmente stabile rispetto al 2013, chiuso con 197,5 milioni $ mentre l’adjusted EBITDA è stato di 37,3 milioni $ (40,4 nel 2013).

Ancora più interessanti, fieristicamente parlando, le prospettive per il primo semestre 2015: i ricavi sono previsti tra i 90 e i 92 milioni $, con un mix di fonti che ipotizza per le fiere la parte da leone (50-51%), seguite da online (38-39%), stampa (5-6%) e un residuale 4% da altre fonti.

Sulla pagina dell’Investor Relations del sito di Global Sources potete scaricare il comunicato stampa di chiusura.

E’ ufficiale: Alibaba diventa una piattaforma privilegiata per la vendita e la promozione del Made in Italy sul mercato cinese.

L’accordo siglato dal ministro per lo sviluppo economico  Federica Guidi prevede che Alibaba sviluppi il commercio online delle imprese italiane attraverso Tmall e Taobao, servizi a supporto delle aziende, procedure semplificate e un team dedicato. Stiamo parlando di una piattaforma che da sola copre una quota del 48,5% (48,5%!!) del e-commerce cinese B2C!

Già a marzo in un’intervista al Corriere della Sera, Jack Ma, fondatore di Alibaba, aveva raccontato dell’incontro avuto con Matteo Renzi e aveva anticipato quello che poi si è concretizzato.

 

No, O2O non è una formula chimica ma l’acronimo di Online to Offline, ossia l’integrazione tra Internet e la presenza fisica.

Questa settimana se ne è parlato perché Alibaba, gigante dell’e-commerce cinese, ha deciso di investire una sostanziosa somma di denaro (692 milioni di dollari) in una catena cinese di department store, Intime. L’obiettivo dichiarato è quello di “integrare i database clienti e i sistemi di pagamento, creando un’infrastruttura di commercio O2O che renda più fluidi le transazioni, le attività di marketing e i servizi erogati”.

Concretamente cosa significa? Ad esempio i clienti di Tmall.com (la piattaforma consumer Alibaba) e quelli di Intime potranno fare acquisti online e ritirare i prodotti nei negozi Intime, oppure potranno fare acquisti nei negozi ma pagare elettronicamente usando il loro cellulare e il QR code.

Questa nuova tendenza non la troviamo solo nel commercio, ma anche nelle fiere, basti pensare alla presentazione di Eddie Choi durante il sesto incontro di Exhibitionist. Abbiamo sempre detto che online e offline sono complementari e non sostitutivi, ma non abbiamo mai dedicato troppa attenzione alla loro contemporaneità: questo non vuol dire solo twittare mentre si è in fiera, ma significa sfruttare opportunità che semplificano l’interazione con il cliente e aiutano a raccogliere informazioni sulla presenza in fiera.

Si, avete capito bene. Non ho dimenticato virgole e quelli indicati non sono decimali.

Nel terzo trimestre 2013, conclusosi a settembre, il gigante dell’e-commerce cinese ha fatturato 1,8 miliardi di dollari, registrando una crescita del 51% rispetto al trimestre precedente, mentre gli utili sono cresciuti del 58%. Peccato che nel secondo trimestre la crescita del fatturato fosse stata del 61% e l’utile fosse aumentato del 78%.

La delusione (!!) per i risultati raggiunti, insieme agli esiti poco brillanti della raccolta pubblicitaria, ha condizionato l’andamento delle azioni di Yahoo: non dimentichiamoci infatti che il 24% di Alibaba è in mano a Yahoo e che nel corso degli anni il suo titolo ha beneficiato parecchio della crescita incessante del più grande marketplace online cinese.

Eurovegas non si farà. Venerdì Las Vegas Sands, la società del magnate Sheldon Adelson, ha annunciato di avere rinunciato al progetto di costruzione di un mega resort alle porte di Madrid (30 miliardi di dollari!) che avrebbe integrato hotel, centro congressi, spazi commerciali e per l’intrattenimento e casinò. Si trattava del primo passo nel mercato europeo della società, molto forte negli Stati Uniti e con una crescente presenza in Asia.

L’anno scorso avevamo dato la notizia del progetto: la società chiedeva benefici fiscali e la possibilità di fumare all’interno della struttura.  Pare che la mancata concessione di queste agevolazioni abbia spinto Sheldon Adelson a rinunciare al progetto e a concentrarsi sul mercato asiatico. O forse la scelta è stata presa perché non si sono trovate fonti di finanziamento? All’annuncio era stato dichairato che Las Vegas Sands avrebbe coperto solo il 35% degli investimenti…..