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La Belt & Road Initiative apre molte opportunità per i porti del Mediterraneo, e per le fiere? Alcuni spunti di riflessione dalla presentazione del 4° Rapporto Annuale Italian Maritime Economy di SRM

La Cina attraverso la Belt & Road Initiative investirà nei prossimi anni oltre 1.000 miliardi di dollari per realizzare e rafforzare opere marittime, stradali, aeroportuali e ferroviarie con lo scopo di incrementare le relazioni internazionali con l’Eurasia. Il programma di investimenti interesserà tutto il Mediterraneo con particolare attenzione ai porti e alle infrastrutture intermodali. I Paesi maggiormente coinvolti saranno Grecia, Olanda, Israele, Turchia e Italia. Secondo le previsioni al 2020, la nuova Via della Seta consentirà alla Cina di realizzare un export nei Paesi interessati di circa 780 miliardi di dollari e un import di 570.

L’Italia, grazie alla sua posizione geografica e alla sua dotazione logistica e portuale può rivestire un ruolo di primo piano nella Belt & Road Initiative, proponendosi come punto strategico di imbarco e sbarco e come hub logistico per le navi che percorrono la rinnovata Via della Seta. Già ora, con una quota di mercato del 35%, è leader europeo per trasporto di merci a corto raggio.

Inoltre da sempre l’Italia è paese di santi, poeti e navigatori, le nostre aziende hanno una forte dipendenza dal mare, il 37% dell’interscambio commerciale è realizzato proprio via mare.

La Via della Seta sarà il nuovo canale per la crescita delle infrastrutture e soprattutto del sistema produttivo globale, quali impatti avrà sul sistema fieristico italiano? Più merci transitano, più merci si scambiano, più persone si dovranno incontrare per stringere accordi commerciali. Le fiere italiane saranno i terminali di tutti i prodotti e i semilavorati che navigheranno per le nuove rotte della Via della Seta? Il potenziale di crescita è enorme. Staremo a vedere …

Per ulteriori approfondimenti: http://www.srm-maritimeconomy.com/conference-proceedings-italian-maritime-economy-2017/?lang=it 

 

AMR International ha pubblicato pochi giorni fa la classifica dei primi 20 organizzatori di fiere al mondo in base al fatturato proforma 2016: Reed continua a mantenere la testa della classifica e UBM è al secondo posto ma la distanza tra i due si è ridotta sensibilmente: mentre Reed raggiunge 1,3 miliardi di dollari di fatturato, UBM supera la soglia di 1,1 miliardi di dollari (erano 964 nel 2015). Evidentemente la strategia “Events First” sta dando i suoi frutti.

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E a proposito di “Events First” e dell’obiettivo dichiarato di diventare il primo organizzatore di eventi B2B al mondo, è dello stesso giorno la notizia dell’acquisizione da parte di UBM di Allworld Exhibitions, organizzatore di fiere con una forte presenza in Asia (51 fiere e un fatturato di poco meno di 100 milioni di dollari). L’accordo è stato concluso alla cifra di 485 milioni di dollari.

C’è da aspettarsi un 2017 frizzante tra alleanze e acquisizioni? Vi terremo aggiornati, ma intanto se volete potete leggere su Exhibition World gli articoli sulla classifica dei top player e dell’acquisizione di Allworld.

 

Sono stati pubblicati pochi giorni fa i risultati del sondaggio semestrale condotto da UFI – The Global Association of the Exhibition Industry presso i suoi associati per valutare lo stato di salute del settore fieristico. In Europa mediamente 8 aziende su 10 dichiarano fatturati in crescita sia nella seconda del 2016 che, anche se in misura minore, nella prima parte del 2017: si tratta dei risultati migliori dall’inizio delle rilevazioni, nel 2008. Le Americhe sono più ottimiste per la prima metà del 2017, così come l’Asia, in recupero dalle rilevazioni precedenti. L’incertezza tuttavia è sempre alta, sia dal punto di vista economico che sotto il profilo della sicurezza: il 60% degli intervistati dichiara infatti di avere rafforzato le misure di sicurezza durante le fiere.

Il Global Exhibition Barometer indaga ancora una volta quelli che gli operatori considerano i temi più caldi: come nelle edizioni passate ottengono più dell’80% delle risposte riguardano lo stato di salute dell’economia nazionale (27% delle risposte), gli sviluppi economici a livello globale (24%), la concorrenza all’interno al settore (17%), le sfide gestionali (13%); tra le sfide di gestione sono le risorse umane l’aspetto più delicato, citato nel 77% dei casi.

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Il Barometer riporta anche i risultati dettagliati per Paese: potete leggerlo e scaricarlo a questo link

Sono stati pubblicati alla fine di marzo i dati di bilancio di Global Sources, colosso asiatico delle vendite B2B online. Nel quarto trimestre 2014 il fatturato è stato pari a 62,9 milioni $ (in crescita rispetto allo stesso periodo del 2013, con 60,1 milioni $): le fiere hanno contribuito in misura significativa, con 38,2 milioni $ (nel 2013 33,2 milioni $), registrando un incremento del 15% a fronte di un calo del fatturato online (si avete letto bene…) del 10%. Infine l’adjusted EBITDA è passato da 13,1 milioni $ nel quartro trimestre 2013 a 12,2 milioni $ nello stesso periodo del 2014.

Se si analizzano i risultati dell’intero 2014, si vede che il fatturato è stato pari a 198,2 milioni $, sostanzialmente stabile rispetto al 2013, chiuso con 197,5 milioni $ mentre l’adjusted EBITDA è stato di 37,3 milioni $ (40,4 nel 2013).

Ancora più interessanti, fieristicamente parlando, le prospettive per il primo semestre 2015: i ricavi sono previsti tra i 90 e i 92 milioni $, con un mix di fonti che ipotizza per le fiere la parte da leone (50-51%), seguite da online (38-39%), stampa (5-6%) e un residuale 4% da altre fonti.

Sulla pagina dell’Investor Relations del sito di Global Sources potete scaricare il comunicato stampa di chiusura.

I due più importanti organizzatori di fiere al mondo hanno comunicato i risultati di bilancio del 2014. L’intero gruppo Reed Elsevier, quindi non solo la divisione fieristica, ha chiuso il 2014 con un fatturato di 5.773 milioni di £ (7.159 milioni di €), che rappresenta una crescita del 3% dell’attività a tassi di cambio costanti ed escludendo gli effetti di acquisizioni e cessioni. Il dato riflette la crescita delle divisioni elettronica e face to face, che insieme rappresentano l’82% dei ricavi complessivi di Reed Elsevier, mentre la stampa continua a perdere terreno. L’utile del gruppo è stato pari a 1.739 milioni di £ (2.156 milioni di €), in crescita del 5%.

UBM nel 2014 ha fatturato 746,3 milioni di £, -6% se confrontato con il 2013, ma a parità di tassi di cambio e al netto degli effetti di acquisizioni e cessioni, consiste in una crescita del 3,6%. L’utile è stato pari a 179,8 milioni di £ (nel 2013 186,3 milioni di £; -3,5%). Continua a crescere il peso del portafoglio eventi, che ora rappresenta il 74% dell’utile del gruppo. Il dato riflette l’acquisizione di Advanstar, uno dei maggiori organizzatori di fiere negli Stati Uniti, completata nel dicembre 2014.

Se volete approfondire l’argomento potete leggere i comunicati stampa di Reed e UBM 

Si, avete capito bene. Non ho dimenticato virgole e quelli indicati non sono decimali.

Nel terzo trimestre 2013, conclusosi a settembre, il gigante dell’e-commerce cinese ha fatturato 1,8 miliardi di dollari, registrando una crescita del 51% rispetto al trimestre precedente, mentre gli utili sono cresciuti del 58%. Peccato che nel secondo trimestre la crescita del fatturato fosse stata del 61% e l’utile fosse aumentato del 78%.

La delusione (!!) per i risultati raggiunti, insieme agli esiti poco brillanti della raccolta pubblicitaria, ha condizionato l’andamento delle azioni di Yahoo: non dimentichiamoci infatti che il 24% di Alibaba è in mano a Yahoo e che nel corso degli anni il suo titolo ha beneficiato parecchio della crescita incessante del più grande marketplace online cinese.

I risultati del Global Exhibition Barometer, il sondaggio che UFI conduce su base semestrale per valutare l’andamento del mercato fieristico, ci fanno iniziare il 2014 con un atteggiamento positivo.

La maggior parte di chi ha risposto alle domande (quartieri fieristici, organizzatori, fornitori di servizi in tutti i continenti) ha dichiarato fatturato in crescita e ha previsto lo stesso per il 2014: in Europa e Medio Oriente il 60% dichiara fatturato in aumento, in Asia/Pacifico la percentuale è tra il 70 e l’80% e solo negli Stati Uniti si prevede un 2014 in rallentamento, sopratutto nella seconda metà.

Anche considerando gli utili le notizie sono buone: in tutte le regioni tra il 40 e il 60% degli intervistati dichiara aumenti superiori al 10%, mentre quelli che hanno mantenuto un utile stabile sono il 73% in Europa, l’85% nel Medio Oriente/Africa, il 95% nell’Asia/Pacifico e nelle Americhe.

Certo, le condizioni dell’economia sia a livello nazionale che internazionale sono ancora tenute sotto controllo con grande attenzione, ma finalmente sembra che tutte le regioni mostrino una tendenza posiitiva, compresa l’Europa che era stata quella più penalizzata in passato, come si vede anche dal grafico sottostante

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