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La sfida è di grande portata: come rendere le fiere “a prova di futuro”?

Cosa possiamo fare per rispondere ai bisogni in trasformazione di una nuova generazione di utenti che si affaccia sul mercato? Come affrontare le sfide che derivano da una concorrenza che non necessariamente proviene dal mondo fieristico? Cosa possiamo fare per rendere sicuri i luoghi in cui si incontrano moltissime persone? Come sopravvivere e prosperare in un contesto che vede sfumare i confini trai format mentre è in atto un processo di consolidamento?

A queste domande cercherà di dare delle risposte il prossimo convegno UFI, che si svolgerà a Verona dal 2 al 4 maggio. Il programma è ricco di spunti, sia di ampio respiro e strategici, che pratici e operativi. Si parlerà di digital disruption, intelligenza artificiale, realtà virtuale e realtà aumentata, ma anche di sicurezza. Uno dei relatori è Eddie Choi, che è stato protagonista di Exhibitionist alcuni anni fa: Eddie calerà il tema centrale del convegno all’interno della cultura aziendale, perché la gestione delle risorse umane è il primo passo per realizzare fiere “a prova di futuro”.

Se volete partecipare siete ancora in tempo: la registrazione è aperta sia agli iscritti che ai non iscritti a UFI. Per maggiori informazioni, dettagli e costi vi suggerisco di visitare il sito UFI. 

Ci vediamo a Verona!

Gennaio: tempo di buoni propositi e previsioni per l’anno nuovo. Kai Hattendorf, direttore generale di UFI, ha dato un’occhiata alla sfera di cristallo per immaginare quali saranno i 5 trend più importanti nel 2018 per il mondo fieristico: vediamoli insieme.

  1. Resilienza e capacità di adattamento: nonostante le tensioni politiche, un ritorno al protezionismo e la percepita fragilità del libero scambio, il settore fieristico nel suo complesso regge bene l’urto: le aziende che espongono continuano a investire, a scapito degli investimenti in pubblicità. Segni positivi, che non devono farci dormire sugli allori….
  2. Dati e digitale: la lettura dei dati e la creazione di nuovi prodotti e servizi a integrazione del modello di business fondato sul metro quadrato sono i grandi temi del 2018 (e non solo). Velocità e direzioni variano tra gli attori coinvolti, ma è innegabile che il processo di digitalizzazione è iniziato, come indica il nuovo Digitisation Index realizzato da UFI.
  3. Ibridazione: i confini tra format sono sempre più labili. Fiere, congressi, convegni stanno miscelandosi per dar vita a nuovi modelli in risposta alle mutate esigenze del mercato. Inoltre le fiere B2B non sono più così impermeabili ma condiscono il business con una corposa parte di intrattenimento. Un bell’esempio è SXSW, un festival musicale, ma anche un festival cinematografico ma anche una fiera, ma anche una serie di convegni, che si pone l’obiettivo di “aiutare i creativi a raggiungere i loro obiettivi”.
  4. La ricerca di talenti e competenze: la gestione delle risorse umane, la coltivazione dei talenti, l’attrazione di risorse dal mondo non fieristico e tra i giovani stanno diventando sempre più centrali nelle strategie dei grandi player e anche le associazioni come UFI fanno la loro parte, ad esempio con il programma NGL (Next Generation Leaders).
  5. La sfida della sicurezza: in questo ambito collaborazione è la parola chiave, come emerso anche nella sessione dedicata durante il congresso UFI di Johannesburg. Collaborazione, coinvolgimento, comunicazione sono indispensabili tra i quartieri fieristici e le forze dell’ordine locali, ma anche tra sedi, organizzatori e fornitori di servizi.

 

Sono stati pubblicati pochi giorni fa i risultati del sondaggio semestrale condotto da UFI – The Global Association of the Exhibition Industry presso i suoi associati per valutare lo stato di salute del settore fieristico. In Europa mediamente 8 aziende su 10 dichiarano fatturati in crescita sia nella seconda del 2016 che, anche se in misura minore, nella prima parte del 2017: si tratta dei risultati migliori dall’inizio delle rilevazioni, nel 2008. Le Americhe sono più ottimiste per la prima metà del 2017, così come l’Asia, in recupero dalle rilevazioni precedenti. L’incertezza tuttavia è sempre alta, sia dal punto di vista economico che sotto il profilo della sicurezza: il 60% degli intervistati dichiara infatti di avere rafforzato le misure di sicurezza durante le fiere.

Il Global Exhibition Barometer indaga ancora una volta quelli che gli operatori considerano i temi più caldi: come nelle edizioni passate ottengono più dell’80% delle risposte riguardano lo stato di salute dell’economia nazionale (27% delle risposte), gli sviluppi economici a livello globale (24%), la concorrenza all’interno al settore (17%), le sfide gestionali (13%); tra le sfide di gestione sono le risorse umane l’aspetto più delicato, citato nel 77% dei casi.

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Il Barometer riporta anche i risultati dettagliati per Paese: potete leggerlo e scaricarlo a questo link

La fiera dedicata ai pneumatici che si tiene ogni 2 anni a Essen (Reifen), a partire dalla prossima edizione si sposterà in un’altra città, per la precisione Francoforte, e si terrà in contemporanea ad Automechanika, la più importante fiera dedicata all’after market per il settore automotive. Alla base della decisione, secondo l’amministratore delegato della fiera di Essen, c’è la volontà di sfruttare le sinergie tra i due segmenti “perché il tema del servizio auto sta diventando sempre più rilevante nel settore pneumatici e, inoltre, i pneumatici stanno diventando sempre più importanti nel settore automobilistico”.

La mossa si spiega anche con la decisione della Fiera di Colonia di lanciare per il 2018, in piena sovrapposizione su quelle che sarebbero state le date di Reifen, una nuova fiera dedicata ai pneumatici (Tire Cologne), con l’appoggio dell’associazione che aveva sempre sostenuto Reifen.

Naturalmente questa decisione spariglia le carte, modifica i rapporti di forza e fa riflettere: prima di tutto perché mostra che le anche le fiere tedesche si fanno concorrenza tra loro e la tradizionale ripartizione settoriale tra città non è necessariamente sempre rispettata, e poi perché evidenzia la necessità di adattarsi al mercato per non perdere terreno e scomparire, insomma “The challenge of change” di cui abbiamo parlato la scorsa settimana nel seminario UFI.

Il settore automotive è un bell’esempio di “challenge of change”: molte fiere non sono sopravvissute alla crisi e ai cambiamenti in atto nel settore, altre hanno cercato una trasformazione, a volte con successo e a volte no: vedremo quali saranno i prossimi passi dei due litiganti, intanto se volete leggere l’articolo completo potete cliccare qui.

 

La notizia di oggi è che nel referendum sulla permanenza nell’Unione Europea, la popolazione britannica ha votato per uscire: i mercati hanno reagito come ci si aspettava, cioè male, e l’incertezza sulle conseguenze del voto cresce.

Quale sarà il futuro delle fiere dopo la Brexit? Riportiamo le parole di Sergey Alexeev e Kai Hattendorf, rispettivamente presidente e direttore generale di UFI: le fiere e gli altri tipi di eventi sono di vitale importanza nei momenti difficili; le aziende continueranno a incontrarsi in fiera e ci saranno occasioni per scambi, collaborazioni e commerci; le fiere continueranno a rendere possibili incontri di persone di diverse nazioni, culture, religioni, creando opportunità di sviluppo per i rispettivi settori e le economie nel loro complesso.

UFI continuerà a sostenere la facilità degli spostamenti per consentire alle persone di partecipare alle fiere e fare business, a prendere posizione in favore di regole e leggi trasparenti sul commercio, a difendere l’apertura e lo scambio tipici dell’industria del “face to face”.

 

 

Dal 20 al 22 giugno si sono svolti a Basilea i seminari europei UFI per discutere “The challenge of change”, con focus in particolare su digitalizzazione, trasformazione del business e sicurezza. Abbiamo ascoltato le prospettive di esperti in marketing digitale, studi sociali e comportamentali, innovazione, oltre che di professionisti del nostro settore, che hanno condiviso le loro esperienze.

Come si possono sintetizzare queste giornate? Secondo me le parole chiave sono: innovazione, concorrenza, collaborazione, contenuti. “Innova o muori” ci ha detto Bernd Heinrichs, responsabile degli Innovation Center di Cisco in EMEAR (Europa, Medio Oriente, Africa e Russia), perché la concorrenza può arrivare in modo inatteso, da player di settori diversi: ad esempio McLaren, dopo aver accumulato esperienza nella lettura e interpretazione in tempo reale dei dati durante le gare di Formula 1, ha deciso di capitalizzare le competenze acquisite trasformandosi in fornitore di soluzioni per la gestione e l’analisi dei dati.

La collaborazione e il coinvolgimento sono essenziali per produrre risultati positivi: collaborazione con i partner, gli espositori, i visitatori, gli stakeholder. La comprensione delle necessità degli interlocutori diventa la chiave di volta, come ci ha ricordato Andreas Stammnitz, che dall’editoria ha vissuto in prima persona la trasformazione digitale. Infine, come è stato ribadito più volte, anche da Stephan Peyer, direttore sviluppo di MCH Group, “content is king”: il contenuto deve essere al centro dell’offerta, live o ditale che sia, e la comprensione dei meccanismi di funzionamento del settore a cui appartiene la fiera deve guidare le decisioni, perché non esiste una soluzione unica per tutti i problemi.

 

 

Dagli Stati Uniti arrivano notizie positive sull’andamento del mercato fieristico sia nell’ultimo trimestre del 2015 che nel corso dell’intero anno: secondo CEIR (Center for Exhibition Industry Research) nel quarto trimestre 2015 il settore fieristico è cresciuto complessivamente del 3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del 22esimo trimestre consecutivo di crescita, che consente agli esperti di CEIR di prevedere un prolungamento della tendenza positiva anche nel 2016.

Il dato di settore è un indice che sintetizza l’andamento dei principali indicatori, tutti in crescita: in particolare il fatturato è cresciuto del 6,5% nel quarto trimestre 2015 rispetto al quarto trimestre 2014, mentre i visitatori sono cresciuti del 4,9%.

2016.02.25 2015Q4Fig3

Q42015 vs Q42014 mercato statunitense

Anche UFI, a livello globale, evidenzia una tendenza positiva nell’ultima rilevazione del Global Exhibition Barometer: la maggior parte degli intervistati in tutte le regioni geografiche dichiara che nel 2016 registrerà un incremento di fatturato; si tratta di una nota positiva in particolare per Europa e Americhe, che più di altre regioni hanno affrontato in passato un andamento particolarmente altalenante. Se si osservano le risposte di alcune nazioni, poi, si notano performance migliori in Messico e Stati Uniti rispetto al Brasile (per cui un miglioramento è atteso nella seconda metà del 2016) e ad altri Paesi del Centro e Sud America. In Germania, Italia e altre nazioni europee mediamente 7-8 aziende su 10 hanno dichiarato di aspettarsi incrementi di fatturato, mentre c’è un clima più incerto in Cina, Medio Oriente e Sud Africa.

Per informazioni più dettagliate potete visitare i siti di CEIR e UFI.