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UFI

In tutto il mondo l’8 giugno 2016 si celebrerà il primo Global Exhibition Day, una giornata pensata per sottolineare i benefici che le fiere generano per l’economia e per far luce sulle opportunità di carriera di un settore internazionale e dinamico.

L’associazione mondiale UFI e la statunitense IAEE, International Association of Exhibitions and Events, promotori dell’iniziativa, puntano a comunicare il valore che le fiere generano per lo sviluppo del commercio, dell’internazionalizzazione e dei processi innovativi e a celebrare le persone che lavorano nel settore.

Le due associazioni promotrici e le molte associazioni nazionali coinvolte, tra cui anche le italiane AEFI e CFI, stanno pensando a una serie di iniziative, ma intanto potete iniziare a mostrare il vostro sostegno all’iniziativa scattandovi un selfie con il logo e postando la foto sulla pagina facebook creata da UFI per Global Exhibitions Day

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Ufi è tornata a Milano a 90 anni dalla sua fondazione e a 67 anni dall’ultimo congresso ospitato in città: dal 4 al 7 novembre il centro congressi MiCo hanno ospitato l’82esimo congresso dell’associazione di riferimento nel settore fieristico mondiale, con Fondazione Fiera Milano nei panni di società ospitante. Più di 480 partecipanti (il congresso UFI più grande di sempre!) provenienti da 53 Paesi si sono riuniti per confrontarsi sul futuro del settore fieristico e per immaginarsi le fiere nel 2030.

Il programma è stato come sempre articolato e ha ospitato interventi non solo fieristici in senso stretto, ma utili per inquadrare il contesto: l’apertura dei lavori è stata affidata al futurologo Vito di Bari, che ha introdotto la platea al mondo del 2030, poi è stata la volta di due panel che hanno avuto per protagonisti professionisti del mondo fieristico che hanno discusso del coinvolgimento delle nuove generazioni e dell’attrazione dei talenti verso un settore spesso, a torto, percepito come poco appetibile. L’ultima giornata di congresso è stata occasione per ascoltare l’intervento di Jochen Witt, sempre molto incisivo nel proporre una lettura che spazia dai temi macroeconomici alle tendenze di settore, e per chiudere i lavori con Andrew Keen, per il quale “internet non è la risposta”.

Il congresso è stato l’occasione per accogliere il nuovo presidente UFI per il 2015/2016, Sergey Alexeev, e per salutare il direttore generale Paul Woodward, che lascia il posto a Kai Hattendorf, proveniente da Messe Frankfurt, ma gli avvenimenti non si sono esauriti all’interno del centro congressi: c’è stata l’opportunità di vivere una serata di spettacolo, musica, cucina ed emozioni e di cogliere i volti di una città dinamica e in trasformazione.

 

Pensate che per le fiere esistano potenzialità ancora poco esplorate? Credete che gli organizzatori possano offrire di più agli espositori (e non stiamo parlando di sconti sugli spazi affittati….)? Secondo voi la fiera può esistere 365 giorni all’anno e fornire servizi aggiuntivi ai propri clienti, generando nuovi flussi di ricavi?

Se avete risposto si a queste domande il prossimo incontro di Exhibitionist fa al caso vostro: Stefan Rummel, Chief Strategy Officer di Messe München, racconterà cosa significa sviluppare una strategia digitale in una azienda “analogica”, offrire servizi in grado di generare nuove fonti di ricavi, sviluppare il legame con la propria community composta da espositori e visitatori, capitalizzando il rapporto di fiducia già esistente.

La strategia di Messe München ha preso forma con il lancio di una piattaforma per l’Open Innovation. Open Innovation significa che lo sviluppo e il lancio di un nuovo prodotto non avvengono a porte chiuse nei laboratori di R&D, ma vengono realizzati grazie al coinvolgimento di competenze che appartengono a una community interdisciplinare che si trova fuori dai confini aziendali.

L’appuntamento è per giovedì 23 ottobre, a Palazzo delle Stelline, alle 19.30. L’ingresso è gratuito ma per partecipare dovete registrarvi qui.

P.S. Se siete lettori fedeli di blogofiere questo post vi ricorderà qualcosa: effettivamente avevamo già scritto di Rummel quando abbiamo assistito alla sua presentazione agli European Seminar UFI di San Pietroburgo. Non perdete l’occasione di vederlo a Milano!

Il tema attorno a cui ruotavano le presentazioni di questa edizione dello European Seminar Ufi, terminati ieri a San Pietroburgo, era l’ampliamento dei propri orizzonti.

Ampliare gli orizzonti significa prendere spunto dalla creazione condivisa tipica del mondo online e ingegnerizzare i processi di innovazione che da sempre scaturiscono in fiera. Lo ha fatto Messe München, con una piattaforma in cui un’azienda con un bisogno (ad esempio la risoluzione di un problema di R&S o test di prodotto) “sfida” una community ad arrivare ad una soluzione. La piattaforma integra l’offetta fieristica, tanto che agli espositori vengono venduti pacchetti che comprendono questa opzione, e il progetto pilota, testato su una fiera di articoli e abbigliamento sportivo, sarà replicato su altre fiere.

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Ampliare gli orizzonti significa parlare di O2O (online to offline di Alibaba, ricordate?): lo ha fatto Hong Kong Trade Development Council con il progetto Small Order Zone, che semplifica la vita dei visitatori che acquistano piccole quantità di prodotti fornendo una piattaforma onlina specifica e aggregando in un’area delle fiere che organizza i prodotti degli espositori che accettano ordini di piccole dimensioni, dando l’opportunità di fissare un incontro durante la fiera o di contattare gli espositori dopo che si è conclusa.

Ampliare gli orizzonti significa unire i soggetti che beneficiano dei flussi generati da una fiera per fornire un servizio a organizzatori, espositori e visitatori. È il caso del quartiere fieristico ExCel, a Londra, che per convincere organizzatori, espositori e visitatori che una fiera a qualche fermata di metropolitana da Tower Bridge non è nel mezzo del nulla, ha “educato” i suoi clienti e fornito informazioni e agevolazioni attraverso il coinvolgimento di bar, hotel, ristoranti, in una logica partecipativa più simile al settore congressuale che a quello fieristico.

 

Se qualcuno si sta chiedendo il motivo dell’immagine in testata, la risposta arriva con questo post: siamo a San Pietroburgo per gli Ufi European Seminar e abbiamo pensato di omaggiare la città che ci ospita riproducendo uno dei quadri più famosi della collezione Hermitage. Stamattina è in corso la riunione dello European Chapter e tra gli argomenti presentati anche un position paper sul settore fieristico: chi siamo, cosa facciamo e cosa chiediamo. Il documento è stato trasmesso ai candidati alle elezioni europee di maggio e lo potete scaricare dal sito della European Exhibition Industry Alliance EEIA http://www.exhibition-alliance.eu, l’alleanza tra Ufi ed Emeca nata per farsi portavoce degli interessi del settore fieristico a Bruxelles

 

Se volete conoscere o approfondire la conoscenza del mercato fieristico sudamericano non perdetevi il webinar Ufi in programma oggi, 20 febbraio, dalle 14 alle 15. Ana Maria Arango, direttrice dell’associazione fieristica sudamericana AFIDA ci parlerà delle sedi più importanti, degli organizzatori, dei settori, fornendo suggerimenti e indicazioni sul mercato.

Per partecipare al webinar è sufficinte registrarsi nell’education centre Ufi. Potete trovare i dettagli a questo link http://www.ufi.org/Public/Default.aspx?Clef_SITESMAPS=733

I risultati del Global Exhibition Barometer, il sondaggio che UFI conduce su base semestrale per valutare l’andamento del mercato fieristico, ci fanno iniziare il 2014 con un atteggiamento positivo.

La maggior parte di chi ha risposto alle domande (quartieri fieristici, organizzatori, fornitori di servizi in tutti i continenti) ha dichiarato fatturato in crescita e ha previsto lo stesso per il 2014: in Europa e Medio Oriente il 60% dichiara fatturato in aumento, in Asia/Pacifico la percentuale è tra il 70 e l’80% e solo negli Stati Uniti si prevede un 2014 in rallentamento, sopratutto nella seconda metà.

Anche considerando gli utili le notizie sono buone: in tutte le regioni tra il 40 e il 60% degli intervistati dichiara aumenti superiori al 10%, mentre quelli che hanno mantenuto un utile stabile sono il 73% in Europa, l’85% nel Medio Oriente/Africa, il 95% nell’Asia/Pacifico e nelle Americhe.

Certo, le condizioni dell’economia sia a livello nazionale che internazionale sono ancora tenute sotto controllo con grande attenzione, ma finalmente sembra che tutte le regioni mostrino una tendenza posiitiva, compresa l’Europa che era stata quella più penalizzata in passato, come si vede anche dal grafico sottostante

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