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La testata Exhibition World ospita la rubrica Dealmakers, che fa il punto sulle attività di fusione e acquisizione nel settore fieristico. In questo numero è dedicato molto spazio a UBM, che ha da poco completato la vendita di PR Newswire (servizi di creazione e diffusione di contenuti stampa) per concentrarsi sulla strategia “Events first” , che punta a trasformare UBM nel “maggiore organizzatore di eventi B2B al mondo”. UBM è protagonista anche di una collaborazione con Alibaba, in una prospettiva di crescente integrazione tra online e offline.

Nel 2015 le acquisizioni sono calate rispetto al 2014 (60 contro le 75 dell’anno precedente): Cina, Messico, India e Turchia sono le nazioni che hanno registrato cali più significativi. Il calo delle acquisizioni in Cina è frutto di un mix di cause che comprendono il rallentamento economico, le tensioni generate dal ruolo di primo piano del China Foreign Trade Center e le aspettative molto alte sui valori dei deal. Gli Stati Uniti invece hanno mostrato una tendenza alla crescita,trainata dalla ripresa del mercato e dal ruolo attivo dei private equity.

Potete leggere tutto l’articolo qui.

dealmaker

 

Zalando, gigante tedesco dell’e-commerce, ha firmato una lettera di intenti per acquistare Bread & Butter, la fiera tedesca di urbanwear e streetwear che negli ultimi mesi ha vissuto un periodo veramente burrascoso, fatto di cancellazioni di manifestazioni, spostamenti di sede e, infine, la presentazione di istanza di fallimento.

Insomma, i già citati Alibaba e Global Sources non sono gli unici interessati alle fiere come piattaforma per rafforzare i legami con i propri clienti! Come si evolverà la fiera nelle mani di una società di e-commerce? L’accordo sarà finalizzato nelle prossime settimane, ma emergono le prime indicazioni di quella che sarà la fiera a partire dal 2016: sempre meno B2B e sempre più B2C, uno strumento per coinvolgere a tutto tondo i clienti della piattaforma di e-commerce, come dice Matteo Bovio, communication manager Italia di Zalando.

Per leggere l’articolo, apparso su Pambianconews, cliccate qui.

E’ ufficiale: Alibaba diventa una piattaforma privilegiata per la vendita e la promozione del Made in Italy sul mercato cinese.

L’accordo siglato dal ministro per lo sviluppo economico  Federica Guidi prevede che Alibaba sviluppi il commercio online delle imprese italiane attraverso Tmall e Taobao, servizi a supporto delle aziende, procedure semplificate e un team dedicato. Stiamo parlando di una piattaforma che da sola copre una quota del 48,5% (48,5%!!) del e-commerce cinese B2C!

Già a marzo in un’intervista al Corriere della Sera, Jack Ma, fondatore di Alibaba, aveva raccontato dell’incontro avuto con Matteo Renzi e aveva anticipato quello che poi si è concretizzato.

 

No, O2O non è una formula chimica ma l’acronimo di Online to Offline, ossia l’integrazione tra Internet e la presenza fisica.

Questa settimana se ne è parlato perché Alibaba, gigante dell’e-commerce cinese, ha deciso di investire una sostanziosa somma di denaro (692 milioni di dollari) in una catena cinese di department store, Intime. L’obiettivo dichiarato è quello di “integrare i database clienti e i sistemi di pagamento, creando un’infrastruttura di commercio O2O che renda più fluidi le transazioni, le attività di marketing e i servizi erogati”.

Concretamente cosa significa? Ad esempio i clienti di Tmall.com (la piattaforma consumer Alibaba) e quelli di Intime potranno fare acquisti online e ritirare i prodotti nei negozi Intime, oppure potranno fare acquisti nei negozi ma pagare elettronicamente usando il loro cellulare e il QR code.

Questa nuova tendenza non la troviamo solo nel commercio, ma anche nelle fiere, basti pensare alla presentazione di Eddie Choi durante il sesto incontro di Exhibitionist. Abbiamo sempre detto che online e offline sono complementari e non sostitutivi, ma non abbiamo mai dedicato troppa attenzione alla loro contemporaneità: questo non vuol dire solo twittare mentre si è in fiera, ma significa sfruttare opportunità che semplificano l’interazione con il cliente e aiutano a raccogliere informazioni sulla presenza in fiera.

Si, avete capito bene. Non ho dimenticato virgole e quelli indicati non sono decimali.

Nel terzo trimestre 2013, conclusosi a settembre, il gigante dell’e-commerce cinese ha fatturato 1,8 miliardi di dollari, registrando una crescita del 51% rispetto al trimestre precedente, mentre gli utili sono cresciuti del 58%. Peccato che nel secondo trimestre la crescita del fatturato fosse stata del 61% e l’utile fosse aumentato del 78%.

La delusione (!!) per i risultati raggiunti, insieme agli esiti poco brillanti della raccolta pubblicitaria, ha condizionato l’andamento delle azioni di Yahoo: non dimentichiamoci infatti che il 24% di Alibaba è in mano a Yahoo e che nel corso degli anni il suo titolo ha beneficiato parecchio della crescita incessante del più grande marketplace online cinese.

Fiere fisiche o fiere virtuali? Il dilemma ha tenuto banco per un bel pò e il settore si era diviso in due fazioni:da un lato i fautori del virtuale sostenevano che la fiera tradizionalmente intesa sarebbe stata soppiantata dalle opportunità di connessione offerte da nuovi mondi (bastava pensare a Second Life); dall’altro i sostenitori della fiera fisica pensavano che la fiera virtuale non avrebbe mai sostituito le possibilità di incontro della fiera fisica.

Nel frattempo Second Life si è spento, importantissime piattaforme asiatiche di e-commerce sono entrate nel mondo fieristico organizzando eventi live (i pluri-citati Global Sources e Alibaba) e gli organizzatori di fiere si sono spinti verso il mondo digitale. Un esempio recente e di successo è quello di e-Pitti: ieri sono stati annunciati i risultati positivi di e-Pitti, versione online delle fiere che si svolgono a Firenze.

Il successo della versione digitale della fiera secondo Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, sta nel dialogo tra i due tipi di fiera, perché sono ”complementari e si rafforzano a vicenda”.

Il dilemma del passato recente è stato quindi superato: non è cambiata solo la terminologia (di fiera virtuale si parla sempre meno), ma anche il modo stesso di pensare allo strumento, abolendo le contrapposizioni e lasciando spazio alle integrazioni.

Se ve lo siete perso vi segnalo una notizia apparsa sul Corriere della Sera: Jack Ma, fondatore di Alibaba, ha deciso di fare un passo indietro e di non ricoprire più ruoli operativi in azienda. Continuerà a svolgere il ruolo di presidente (esecutivo) ma un’altra persona, che non è stata ancora annunciata, prenderà il  posto di amministratore delegato della più importante piattaforma di e-commerce cinese.

Motivo? Lasciare spazio ai giovani: il 48enne Ma ritiene di non possedere più le energie sufficienti in un mercato in rapida evoluzione come quello di Internet.

Il passaggio di consegne avverrà a maggio e nel frattempo fioccano le ipotesi sugli scenari futuri della società, sulla ristrutturazione in corso e sul lancio di una offerta pubblica iniziale (IPO) e una quotazione in borsa.