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Dagli Stati Uniti arrivano notizie positive sull’andamento del mercato fieristico sia nell’ultimo trimestre del 2015 che nel corso dell’intero anno: secondo CEIR (Center for Exhibition Industry Research) nel quarto trimestre 2015 il settore fieristico è cresciuto complessivamente del 3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del 22esimo trimestre consecutivo di crescita, che consente agli esperti di CEIR di prevedere un prolungamento della tendenza positiva anche nel 2016.

Il dato di settore è un indice che sintetizza l’andamento dei principali indicatori, tutti in crescita: in particolare il fatturato è cresciuto del 6,5% nel quarto trimestre 2015 rispetto al quarto trimestre 2014, mentre i visitatori sono cresciuti del 4,9%.

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Q42015 vs Q42014 mercato statunitense

Anche UFI, a livello globale, evidenzia una tendenza positiva nell’ultima rilevazione del Global Exhibition Barometer: la maggior parte degli intervistati in tutte le regioni geografiche dichiara che nel 2016 registrerà un incremento di fatturato; si tratta di una nota positiva in particolare per Europa e Americhe, che più di altre regioni hanno affrontato in passato un andamento particolarmente altalenante. Se si osservano le risposte di alcune nazioni, poi, si notano performance migliori in Messico e Stati Uniti rispetto al Brasile (per cui un miglioramento è atteso nella seconda metà del 2016) e ad altri Paesi del Centro e Sud America. In Germania, Italia e altre nazioni europee mediamente 7-8 aziende su 10 hanno dichiarato di aspettarsi incrementi di fatturato, mentre c’è un clima più incerto in Cina, Medio Oriente e Sud Africa.

Per informazioni più dettagliate potete visitare i siti di CEIR e UFI.

 

 

 

 

Quali obiettivi si danno gli espositori quando vanno in fiera? Quali strumenti usano per promuovere la loro presenza? Quanto spendono?

A queste e altre domande risponde il CEIR, centro di ricerca statunitense sul settore fieristico, che ha appena pubblicato il rapporto “The Marketing Spend Decision”, basato su un’indagine condotta tra 640 aziende espositrici in fiere B2B negli Stati Uniti.

Per prima cosa, il 90% degli espositori intervistati partecipa ad una fiera per raggiungere nuovi clienti, far conoscere l’azienda e i prodotti, incontrare i clienti attuali. Come misurano il successo di una partecipazione in fiera? Il 60% usa le vendite come parametro, in particolare le vendite concluse entro 6 mesi dalla fiera.

Le fiere assorbono una quota importante del budget dedicato al marketing (più del 40%) e mediamente ogni azienda spende 20.000$ per partecipare a una fiera.

Tra i mezzi di comunicazione digitali usati dagli espositori, i più citati sono e-mail (74%), social media, (63%), siti web (56%), online advertising (48%).

Per approfondire l’argomento potete leggere l’articolo pubblicato da tsnn.com.

Il CEIR (Center for Exhibition Industry Research) ha pubblicato un confronto tra l’andamento dell’attività fieristica e del PIL da cui risulta che nel primo trimestre 2014 l’indice fieristico è cresciuto del 2,6% rispetto al primo trimestre del 2013, mentre il PIL è cresciuto del 2,0%.

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Variazione % anno su anno dell’attività fieristica statunitense (CEIR Total Index) e del PIL (Real GDP)

Magari qualcuno di voi si ricorderà che pochi giorni fa è stata pubblicata la notizia di una inaspettata contrazione del PIL americano nel primo trimestre e si starà chiedendo cosa sta dicendo il CEIR. Tranquilli, non è un errore: il calo del PIL c’è se si confrontano l’ultimo trimestre 2013 con il primo del 2014, mentre se il confronto si fa tra i primi trimestri 2013 e 2014 si registra un aumento.

Comunque, per tornare alle fiere, il dato è positivo anche perché l’indice è la sintesi dei classici parametri usati per misurare le fiere: superfici, numero si espositori, numero di visitatori e fatturato. Se si analizzano i parametri disaggregati si osserva che superfici, fatturato ed espositori crescono del 2,9% (aree e fatturato) e del 2,8% (espositori), quindi più della media.

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Andamento del mercato fieristico negli Stati Uniti

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I visitatori ad una fiera non sono tutti uguali. Certo è ovvio, direte voi! Appurato che conosciamo i nostri visitatori, sappiamo come utilizzare le informazioni in nostro possesso?

La rivista statunitense Expo Magazine ha pubblicato un articolo che riprende i risultati una ricerca condotta dal CEIR (Center for Exhibition Industry Research): il motivo principale per partecipare ad una fiera è apprendere (learning), poi raccogliere informazioni in vista di un acquisto (shopping) e poi acquistare (buying). Lo studio si focalizza sulla raccolta di informazioni in vista di un acquisto, dettagliando le motivazioni in funzione del livello aziendale del visitatore. Dall’indagine risulta che l’upper management è interessato a vedere novità (idee e prodotti), mentre lower e middle menagement hanno bisogni più concreti, come avere risposte direttamente in fiera e trovare soluzioni ai problemi.

Il passo successivo è quello di capire se i bisogni di tutti sono raggiunti: la soddisfazione maggiore si registra tra i dirigenti, mentre middle e lower management hanno esigenze non pienamente soddisfatte, tanto che il 71% dichiara di avere trovato risposta alle sue domande (contro l’80% dei dirigenti), come appare nella tabella:

Percentage saying needs are met_CEIR

Questo è il punto di partenza da cui iniziare a lavorare, sia per gli espositori che per gli organizzatori: se i visitatori di oggi non sono soddisfatti, domani, quando avranno maggiore potere d’acquisto e autonomia decisionale, torneranno?

Il CEIR (Center for Exhibition Industry Research) ha pubblicato i dati del settore fieristico nordamericano nel 2012, da cui sembra che il mercato statunitense stia lasciandosi alle spalle la crisi: 6 settori su 14 mostrano segni positivi per tutti gli indicatori analizzati (spazi, numero di espositori e di visitatori, fatturato), solo un settore registra tutti segni negativi, mentre in altri settori è in crescita l’afflusso di visitatori, che di solito è di buon auspicio perché anticipatore della ripresa.

Le previsioni per il 2013 – 2015 sono ancora più incoraggianti, dato che solo per 3 settori (governo, formazione, business service) si stimano segni negativi in almeno uno degli anni.

Interessante anche il modo di rendere graficamente la grande quantità di dati elaborata nel rapporto: un’infografica sintetica e molto efficace.

 

Le prospettive per il settore fieristico negli Stati Uniti sono positive: secondo un rapporto CEIR (Center for Exhibition Industry Research) pubblicato da poco e ripreso da Expo Magazine, il 23% degli intervistati prevede di visitare più fiere B2B nell’immediato futuro, il 90% circa visita già almeno una fiera e il 19% ne visita più di 5. In media ogni intervistato visita 3,4 fiere all’anno, poco distante dal dato del 2002 (3,5).

Positivo anche il punto di vista degli espositori: solo il 10% dice che parteciperà a meno fiere in futuro, il 24% invece prevede che nei prossimi 2 anni aumenterà il numero di fiere a cui esporre, anche se la maggior parte ritiene che non aumenteranno le dimensioni degli stand. In media gli espositori partecipano a 16,5 fiere all’anno e il 14% partecipa a più di 20 fiere!

Perché continuare a investire nella partecipazione a fiere? Per trovare nuovi prodotti e fornitori e perché agli occhi degli intervistati non esistono strumenti sostitutivi: solo il 4,2% ritiene di poter trovare facilmente altrove (ad esempio su internet) le informazioni che si trovano in fiera!