A chi appartengono i dati?

Il 9 e 10 giugno si è svolta in versione digitale la Ufi European Conference: uno dei temi chiave è stato quello dell’offerta digitale, affrontato da diverse prospettive, tra cui quella della proprietà dei dati prodotti durante le fiere virtuali. Ma a chi appartengono questi dati?

Ne hanno parlato, durante una interessante panel discussion, i principali fornitori di servizi digitali per il settore delle fiere, Jo-Anne Kelleway (Info salons, gruppo Freeman), Tim Groot (Grip), Tanya Pinchuk (Expoplatform), Baptiste Boulard (Swapcard), Mark Brewster (Explori). Innanzitutto i dati sono di due tipi e sono relativi all’identità (nome, email, azienda, …) e ai comportamenti degli utenti (tempo di permanenza sulla piattaforma digitale, sessioni visitate, espositori contattati, visitatori contattati, …). I dati generati vengono utilizzati per “allenare” gli algoritmi di intelligenza artificiale alla base delle piattaforme al fine di migliorare l’engagement degli utenti. Vi sono approcci diversi da parte dei soggetti coinvolti nel panel alla gestione dei dati prodotti dalle fiere virtuali.

Expoplatform ha sottolineato che il controllo dei dati resta in capo all’organizzatore. Per Swapcard i dati sono di proprietà degli utenti (espositori e visitatori) e quindi la loro cancellazione avviene solo su richiesta degli utenti stessi; inoltre, i dati non sono gestiti in silos separati per ciascuna fiera e i comportamenti di un visitatore a più fiere sono utilizzati per “nutrire” gli algoritmi di tutti gli eventi della piattaforma, indipendentemente da chi sia il loro organizzatore. Questo approccio ha conseguenze importanti: è vero che più dati sono processati, migliore è il funzionamento dell’algoritmo e maggiore è l’engagement sulla piattaforma, ma è anche vero che se un organizzatore decide di abbandonare la piattaforma (perché non vuole più fare fiere virtuali o perché preferisce altre piattaforme) i dati dei suoi utenti non saranno cancellati da Swapcard, a meno che i singoli utenti non decidano di farlo o i dati non arrivino alla naturale scadenza imposta dal GDPR.

Dalla discussione è emerso un consiglio molto pratico: come organizzatori occorre leggere molto attentamente i contratti ed essere consapevoli di quello che accadrà ai dati una volta firmato l’accordo.

Durante un’altra panel discussion che ha visto la partecipazione anche di Adrian Allenby (Reed Exhibitions) e Stephan Forseilles (Easyfairs) è emerso che gli algoritmi per le fiere possono migliorare solo da una raccolta dati che non si limiti al digitale, ma da un mix di fisico e digitale, perché non sempre ciò che succede offline avviene anche offline (ad esempio il networking nello spazio digitale è penalizzato). Altra questione aperta riguarda il potenziale rischio di concorrenza da parte delle piattaforme digital, che stanno raccogliendo moltissimi dati sul settore fieristico e potrebbero trasformarsi in veri e propri organizzatori di fiere in futuro. Secondo i relatori il rischio di concorrenza potrebbe esserci, forse entro 2 anni, ma solo sull’offerta digitale, mentre l’organizzazione di fiere face to face richiede competenze diverse.

Va inoltre ricordato che queste piattaforme stanno raccogliendo ingenti risorse finanziarie da fondi di private equity, che investono perché credono nel modello di business delle piattaforme digitali, in teoria più efficienti delle fiere fisiche. Qualche esempio? Grip, strumento per il networking prima solo face to face e ora anche virtuale e ibrido, ha raccolto 13 milioni $; Hopin, piattaforma di eventi virtuali fondata 2 anni fa, ha appena chiuso un round di finanziamento da 400 milioni $ e ora vale 5,65 miliardi di dollari! NuOrder, marketplace B2B che ha collaborato con Informa nella realizzazione di fiere virtuali di moda, ha raccolto da poco 45 milioni $.

La sessione si è chiusa con una provocazione: cosa accadrebbe se Informa acquisisse una piattaforma digitale? Domanda plausibile visti i numerosi accordi in essere, da Swapcard a NuOrder.

Gli eventi nel multiverso

La più grande crisi che il mondo abbia affrontato dalla Seconda Guerra Mondiale e il più grande disastro economico dalla Depressione degli anni ’30.

È con queste parole che il Financial Times definisce il periodo che stiamo per affrontare. Mentre il mondo sta ancora affrontando la pandemia, gli economisti si chiedono come sarà possibile una ripresa, come uscire dal “Grande Shutdown”.

L’Economist parla di “economia del 90%”: le nazioni asiatiche che hanno sotto controllo il virus (Cina, Corea del Sud) sembra che avranno una produzione nazionale ridotta al 90% del suo potenziale, a causa delle regole di social distancing. Tre sono le caratteristiche dell’economia del 90%: è fragile (sarà difficile pianificare), meno innovativa (la perdita di occasioni di comunicazione face-to-face porterà a meno idee) e più ingiusta (aumenta il divario tra ricchi e persone con un reddito inferiore).

Il mondo delle fiere e degli eventi guarda con preoccupazione ad un futuro poco stabile e incerto, consapevole del fatto che per riuscire a tornare alla normalità c’è bisogno che prima ripartano settori come quello del turismo e dei trasporti e che si garantiscano condizioni di sicurezza per evitare possibili contagi.

In questo momento di crisi globale, ci sono però dei settori che stanno avendo successo. Cloud computing, social network, software aziendali, streaming, logistica e delivery hanno registrato dei volumi senza precedenti. Nel giro di 3 mesi i partecipanti attivi di Zoom sono passati da 10 milioni al giorno a 300 milioni (Microsoft, Google e Cisco seguono molto da vicino); Amazon, già leader del settore, sta diventando una public utility; e durante il lockdown i Gen Z di tutto il mondo hanno coinvolto i loro genitori per fare video su Tik Tok (l’app cinese ha superato i 2 miliardi di download ad aprile), tanto da attirare l’attenzione di Trump. Mentre il mondo dell’entertainment è in ginocchio a causa di cinema chiusi, set bloccati e parchi di divertimento che hanno dovuto licenziare il personale, lo streaming e i videogiochi stanno vivendo il loro periodo d’oro. Disney plus, il servizio di video streaming della Disney lanciato a novembre 2019, ha superato i 60,5 milioni di iscritti, mentre Netflix ha aggiunto 26 milioni di abbonati solo nel primo semestre del 2020.

Le best practice più interessanti vengono però dal mondo dei videogiochi. Nintendo pubblica la serie Animal Crossing dal 2001, ma sebbene questi videogiochi abbiano sempre avuto un discreto successo soprattutto in Asia, nessuno si sarebbe aspettato l’ossessione che tutti avrebbero avuto per Animal Crossing New Horizons, gioco per la console Switch uscito il 20 marzo, nel pieno della pandemia. Cerimonie di laurea, matrimoni, appuntamenti virtuali e addirittura un talk-show: non ci sono limiti a quello che gli utenti hanno fatto all’interno del gioco. Da semplice videogioco di vita simulata dai disegni semplici e con musiche rilassanti, Animal Crossing è diventato un vero e proprio social network dei tempi del coronavirus.

Fortnite, gioco free-to-play battle royale, ha fatto parlare di sé ben prima della pandemia, sia grazie alla popolarità che ha tra i ragazzi under 25, sia per le sempre più numerose operazioni di marketing all’interno del videogioco. Il concerto virtuale del dj Marshmello di febbraio 2019 aveva battuto il record di partecipanti ad un concerto, così come aveva sollevato clamore la proiezione del trailer di Star Wars “L’ascesa di Skywalker” in esclusiva all’interno del gioco. Ai tempi del coronavirus Fortnite è tornato sui giornali per aver ospitato per la prima volta un tour virtuale del rapper Travis Scott. Più di 12 milioni di giocatori hanno partecipato al primo concerto, quasi 28 milioni giocatori in totale per tutte e 5 le date del tour (visualizzato per un totale di 45,8 milioni di volte).

Anche i personaggi famosi sono sempre più coinvolti nel mondo dei videogiochi. Gigi Hadid e Serena Williams hanno partecipato ad un torneo di tennis di Mario Tennis Aces trasmesso da Facebook Gaming. Il tutto per beneficenza.

Mentre i consumatori entrano in un mondo virtuale, cosa succede agli eventi? Molti vengono posticipati, alcuni annullati, altri invece decidono di sperimentare il mondo digitale. Burning Man, festival che si tiene ogni anno nel deserto del Nevada, ha deciso di entrare nel multiverso. Il mondo dei videogiochi non ha perso tempo a riprendersi dallo shock della cancellazione della fiera E3 e ha creato un festival digitale dell’industria del gaming con seminari e news per gli addetti del settore. Infine, tra il 25 e il 26 luglio più di un milione di persone sono sbarcate sull’isola digitale di Tomorrowland, il festival di musica dance elettronica che normalmente si tiene in Belgio e che invece ha deciso di diventare virtuale nel 2020 senza rinunciare ai grandi nomi della musica e diventando una best practice di evento digitale.

 

Cosa possono imparare le fiere da tutto ciò? È ancora presto per parlare di best practice fieristiche ma molti si stanno spostando verso soluzioni digitali. È infatti di settimana scorsa la notizia che l’edizione 2021 del CES sarà totalmente digitale e virtuale. Anche in Italia si stanno sviluppando piattaforme digitali e showroom virtuali. In un momento di crisi globale queste sperimentazioni sono molto importanti per capire che direzione prenderà il mondo. L’esperienza del face-to-face non si può replicare digitalmente però il mondo virtuale non deve essere messo da parte senza essere capito e studiato. In futuro potrebbe diventare uno strumento utile per amplificare l’esperienza fieristica, raggiungendo chi non può lasciare il proprio paese oppure chi non potrà permettersi di esporre in fiera. Potrebbe trasformare le fiere in vere e proprie piattaforme aperte 365 giorni all’anno, migliorando la customer journey di visitatori ed espositori.

Il potere del face to face

“In un mondo di schermi il face to face non è mai stato così potente”. Lo dice Simon Burton, il protagonista del prossimo incontro di Exhibitionist.

Simon Burton si autodefinisce “Agent provocateur in PR, events, social media and entrepreneurship”. E’ proprietario e amministratore delegato di Exposure Communications, società inglese di organizzazione di eventi, PR e consulenza per fiere ed eventi, che pone grande attenzione alle opportunità che derivano dalla combinazione della comunicazione online e face to face.

Nella sua presentazione, che si intitola (R)innovare gli eventi e le fiere, Burton ci racconterà la costruzione di community forti attorno a 3 eventi che non hanno un format fieristico tradizionale e ci spiegherà quali mezzi hanno usato per comunicarli, a volte anche in modo originale e diverso dal solito.

Siete pronti a pensare fuori dagli schemi? Speriamo di si! Ci vediamo giovedì 24 settembre alle 19.00, al Centro Svizzero (via Palestro 2 – Milano).

L’ingresso è gratuito ma vi chiediamo di registrarvi qui!

 

 

 

Open Innovation per sviluppare il legame con la community

Pensate che per le fiere esistano potenzialità ancora poco esplorate? Credete che gli organizzatori possano offrire di più agli espositori (e non stiamo parlando di sconti sugli spazi affittati….)? Secondo voi la fiera può esistere 365 giorni all’anno e fornire servizi aggiuntivi ai propri clienti, generando nuovi flussi di ricavi?

Se avete risposto si a queste domande il prossimo incontro di Exhibitionist fa al caso vostro: Stefan Rummel, Chief Strategy Officer di Messe München, racconterà cosa significa sviluppare una strategia digitale in una azienda “analogica”, offrire servizi in grado di generare nuove fonti di ricavi, sviluppare il legame con la propria community composta da espositori e visitatori, capitalizzando il rapporto di fiducia già esistente.

La strategia di Messe München ha preso forma con il lancio di una piattaforma per l’Open Innovation. Open Innovation significa che lo sviluppo e il lancio di un nuovo prodotto non avvengono a porte chiuse nei laboratori di R&D, ma vengono realizzati grazie al coinvolgimento di competenze che appartengono a una community interdisciplinare che si trova fuori dai confini aziendali.

L’appuntamento è per giovedì 23 ottobre, a Palazzo delle Stelline, alle 19.30. L’ingresso è gratuito ma per partecipare dovete registrarvi qui.

P.S. Se siete lettori fedeli di blogofiere questo post vi ricorderà qualcosa: effettivamente avevamo già scritto di Rummel quando abbiamo assistito alla sua presentazione agli European Seminar UFI di San Pietroburgo. Non perdete l’occasione di vederlo a Milano!

Potere alla community!

UBM Tech, parte del colosso multinazionale UBM, sta ristrutturando il suo portafoglio prodotti: dopo avere abbandonato il segmento dell’editoria tradizionale ha deciso di puntare su digitale e face to face.

E’ nato così il nuovo sito EETimes.com, rivoluzionato nella grafica e nei contenuti: più coinvolgimento della community, i contributi dei blogger hanno pari dignità rispetto a quelli della redazione, enfasi sullo scambio di informazioni, insomma UBM ha più un ruolo di moderatore che di editore.

L’obiettivo? Coinvolgere, suscitare interesse, accelerare la condivisione di conoscenza tacita (citata anche dal keynote speker dell’ultimo UFI Open Seminar in Europe, Kjell Nordström) sia online che durante gli eventi.

Interessante, ma pensandoci bene, non è forse quello che gli organizzatori di fiere fanno da sempre? Non è forse vero che nelle fiere di fatto i protagonisti sono espositori e visitatori e che l’organizzatore dà loro voce e svolge un ruolo di moderatore? In un mondo in trasformazione avere nel dna questa capacità potrebbe rappresentare un bel vantaggio

 

Exhibitionist ritorna

Exhibitionist  torna con 3 nuovi appuntamenti, idealmente legati da un filo rosso.

Il 20 marzo ripartiamo con Andrea Fontana, presidente dell’Osservatorio Italiano di Corporate Storytelling dell’Università degli Studi di Pavia nell’incontro Storytelling: l’organizzatore di fiere come narratore di business communities.

L’8 maggio Alberto Cairo, guru dell’infografica e docente della University of Miami School of Communication, ci introdurrà al tema dell’infografica e alle sue potenzialità nell’appuntamento dell’8 maggio, dal titolo Functional art: infografica per visualizzare l’economia.

Infine  i25 settembre, durante Le fiere come ponte tra community reali e virtuali:  il caso di BookExpo America ascolteremo Steven Rosato, direttore della più importante fiera di editoria sul territorio statunitense.

Per registrarvi all’incontro del 20 marzo cliccate QUI