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Recentemente in un articolo l’Economist ha scritto che per il nostro secolo i dati sono quello che il petrolio è stato per il novecento: un motore di crescita e cambiamento. Quando parliamo di dati parliamo di tutte quelle tracce digitali che lasciamo ogni volta che clicchiamo “mi piace” su Facebook, cerchiamo un prodotto su Amazon, paghiamo con la carta di credito, usiamo una tessera fedeltà di un qualunque punto vendita o teniamo semplicemente il cellulare in tascaLa loro mole è imponente, tanto che sempre più spesso si sente parlare di Big Data: la società di ricerche di mercato Idc prevede che nel 2025 “l’universo digitale” raggiungerà i 180 zettabyte (180 + 21 – ventuno! – zeri).

Anche gli organizzatori di fiere e i quartieri fieristici raccolgono dati dei loro clienti, ottenuti ad esempio quando espositori e visitatori compilano i moduli di adesione, scaricano le app delle manifestazioni, selezionano i settori preferiti, utilizzano le nuove tecnologie come i beacon. Ma poi cosa se ne fanno? Non molto, a giudicare dai risultati di un sondaggio di eventsforce: solo il 18% usa i dati raccolti con continuità, il 60% li usa sporadicamente, il 20% non lo fa ma vorrebbe farlo e il 2% non si pone il problema.

I dati raccolti ed elaborati porterebbero ad una migliore conoscenza delle esigenze dei clienti, fino ad arrivare ad una personalizzazione dell’offerta: ad esempio sarebbe più chiaro agli occhi degli organizzatori il cosiddetto customer journey, ossia il “viaggio” che porta espositori e visitatori in fiera partendo dalla consapevolezza del bisogno (ben prima di varcare i cancelli della fiera) fino ad arrivare allo spostamento fisico. Le ricadute sono positive anche per l’organizzatore, non solo perché migliora la soddisfazione del cliente, ma anche perché si potrebbero scegliere gli investimenti in comunicazione e servizi in loco in funzione delle reali esigenze degli utilizzatori.

Insomma, un’occasione da non perdere, come il nuovo incontro con Exhibitionist! Parleremo di Big Data e delle opportunità che derivano dalla loro analisi con Antonietta Mira, professore di statistica presso l’Università dell’Insubria e l’Università della Svizzera Italiana, dove dirige l’InterDisciplinary Institute of Data Science

Via aspettiamo giovedì 13 luglio alle 19.00 (ingresso a partire dalle 18.30) in Fondazione Fiera Milano, Viale Boezio 15. La partecipazione è gratuita ma prima vi chiediamo di registrarvi seguendo questo link.

Mira Antonietta_pop

 

 

E’ un dato di fatto: in Italia il 79% di chi usa internet lo fa tutti i giorni e passa mediamente 4 ore al giorno navigando con pc e tablet e 2 ore e 10 minuti con smartphone; il tempo che passiamo sui social quotidianamente è poco meno di 2 ore in media e per contro dedichiamo poco meno di 2 ore e mezza al giorno a guardare la televisione.

Questi numeri descrivono una realtà con cui inevitabilmente il settore fieristico deve fare i conti: il digitale non è in grado di sostituire il momento fieristico, ma offre nuove opportunità di comunicazione, integra l’offerta di servizi e può rappresentare nuove opportunità di business. Oltre a “mettere sotto pressione” gli organizzatori perché le soluzioni sembrano in grado di garantire una migliore misurazione dei ritorni sugli investimenti.

Organizzatori e quartieri fieristici che hanno partecipato al Global Exhibition Barometer UFI (The Global Association of the Exhibition Industry) considerano l’impatto della digitalizzazione un tema molto rilevante, soprattutto con riferimento alla risposta ai bisogni digitali dei clienti e all’offerta di nuovi prodotti digitali. Nella realtà però si sta facendo ancora molto poco se, come sottolinea il report AMR, in media solo il 2% del fatturato degli organizzatori di fiere in tutto il mondo proviene dall’offerta di soluzioni e prodotti digitali.

Per cercare di capire come si sta muovendo un player di rilievo del settore fieristico non perdete quindi il prossimo appuntamento di Exhibitionist: mercoledì 21 settembre ospiteremo Stephan Peyer, direttore sviluppo di MCH Group, che comprende le fiere di Basilea, Zurigo e Losanna e diverse aziende che offrono “Live Marketing Solutions”. Con lui parleremo del “Potere delle fiere nell’era digitale”: ci faremo guidare lungo il customer journey dei clienti e scopriremo nuovi sistemi ibridi che combinano live e digitale. Un esempio? E’ di poche settimane fa la notizia dell’acquisizione da parte di MCH Group della piattaforma online Curiator, con l’obiettivo di accrescere la posizione di MCH Group, organizzatore di Art Basel, nel mercato globale dell’arte.

Vi aspettiamo, il 21 settembre, alle 19, a Palazzo Giureconsulti a Milano; la partecipazione a Exhibitionist è gratuita ma prima dovete registrarvi cliccando qui

 

 

 

Dal 20 al 22 giugno si sono svolti a Basilea i seminari europei UFI per discutere “The challenge of change”, con focus in particolare su digitalizzazione, trasformazione del business e sicurezza. Abbiamo ascoltato le prospettive di esperti in marketing digitale, studi sociali e comportamentali, innovazione, oltre che di professionisti del nostro settore, che hanno condiviso le loro esperienze.

Come si possono sintetizzare queste giornate? Secondo me le parole chiave sono: innovazione, concorrenza, collaborazione, contenuti. “Innova o muori” ci ha detto Bernd Heinrichs, responsabile degli Innovation Center di Cisco in EMEAR (Europa, Medio Oriente, Africa e Russia), perché la concorrenza può arrivare in modo inatteso, da player di settori diversi: ad esempio McLaren, dopo aver accumulato esperienza nella lettura e interpretazione in tempo reale dei dati durante le gare di Formula 1, ha deciso di capitalizzare le competenze acquisite trasformandosi in fornitore di soluzioni per la gestione e l’analisi dei dati.

La collaborazione e il coinvolgimento sono essenziali per produrre risultati positivi: collaborazione con i partner, gli espositori, i visitatori, gli stakeholder. La comprensione delle necessità degli interlocutori diventa la chiave di volta, come ci ha ricordato Andreas Stammnitz, che dall’editoria ha vissuto in prima persona la trasformazione digitale. Infine, come è stato ribadito più volte, anche da Stephan Peyer, direttore sviluppo di MCH Group, “content is king”: il contenuto deve essere al centro dell’offerta, live o ditale che sia, e la comprensione dei meccanismi di funzionamento del settore a cui appartiene la fiera deve guidare le decisioni, perché non esiste una soluzione unica per tutti i problemi.

 

 

Da dove arriva l’ispirazione? Credete che guardare verso realtà diverse da quelle in cui siamo immersi ogni giorno ci aiuti ad avere una nuova prospettiva?

Se alla seconda domanda avete risposto si non potete perdere il prossimo appuntamento di Exhibitionist: il protagonista è Eddie Newquist, direttore creativo di GES (multinazionale di servizi di allestimento, logistica e marketing per fiere, congressi, musei) e 25 anni di esperienza nel branded entertainment, ossia nella creazione di contenuti di intrattenimento per catturare e mantenere l’attenzione del consumatore.

Durante gli anni passati agli Universal Studios è stato responsabile della nascita del parco divertimenti “Jurassic Park the Ride”, che ha dato la possibilità a tutti gli appassionati di “toccare con mano” le creature di Steven Spielberg; ha lavorato inoltre su molti altri progetti come Cars e The Terminator. In GES ha seguito la realizzazione della mostra itinerante su Harry Potter, che dal 2009 ha toccato diversi continenti ed è stata visitata da 3,5 milioni di persone!

Nella sua presentazione Eddie ci parlerà di customer engagement e visitor experience partendo dalla prospettiva B2C del mondo dell’entertainment ma arrivando anche al contesto delle fiere B2B.

Vi aspettiamo martedì 15 marzo alle 19:00 al Palazzo delle Stelline a Milano: l’ingresso è gratuito ma prima vi chiediamo di registrarvi qui.