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Ieri il settore fieristico italiano si è dato appuntamento a Milano per ExpoNetwork Forum, un’opportunità di confronto e condivisione, utile per fare il punto su quello sta avvenendo e raccogliere spunti e suggestioni per la nostra attività.

Particolarmente incisivo è stato l’intervento della Professoressa Francesca Golfetto: chiamata a discutere di fiere nel contesto globale online-offline, ha sgombrato il campo da ogni dubbio o possibile scusa iniziando con la frase “Il digital non è un problema tecnico”! Ha iniziato la sua analisi dal visitatore, invitando anche gli organizzatori a fare altrettanto: ha parlato di ongoing search, che porta i buyer a visitare fino a 20-25 fiere all’anno; ha raccontato il percorso di visita all’interno dei padiglioni e la ricerca di quelle competenze ed esperienze strumentali (e non ludiche) che originano dalla comparazione e dallo scambio di idee. Agli organizzatori è stato anche rivolto un invito a prestare meno attenzione ai contenitori (ah, il metro quadrato…) e più ai contenuti, tema questo che è emerso anche dalle presentazioni di Rory Govan di Explori e del padrone di casa Enrico Gallorini. La mattinata si conclusa con una tavola rotonda in cui i vertici di alcuni tra i maggiori player hanno raccontato il loro punto di vista con trasparenza e onestà.

Il pomeriggio è stato dedicato a temi operativi: digitalizzazione, internazionalizzazione, project management, risorse umane, conoscenza del settore di riferimento della fiera, affrontati attraverso il racconto di diverse esperienze aziendali. Infine, a conclusione dei lavori, la presentazione da parte del Professor Vincenzo Russo (Brain Lab IULM), relativa alla prima applicazione del neuromarketing all’universo fieristico! Abbiamo visto i risultati dell’esperimento condotto durante Vicenzaoro, che mirava a indagare i percorsi di visita, ciò che il visitatore vede, le sue percezioni e le sue reazioni in fiera: uno strumento certamente molto utile, in grado di offrire suggerimenti per guidare le scelte sia operative che strategiche di noi fieristi.

 

Prometeia ha pubblicato un’analisi sull’andamento dell’e-commerce in Italia, che in qualche modo si ricollega al post su Zalando di 2 settimane fa. Negli ultimi 5 anni il fatturato delle imprese di e-commerce in Italia è aumentato a tassi di crescita più che doppi rispetto al fatturato delle imprese del dettaglio di beni di consumo, trascinato da convenienza di prezzo, migliore dotazione tecnologica delle famiglie italiane e aumento della propensione ad acquistare online.

Prometeia

Fatturato – variazione % a prezzi correnti

L’accesso a Internet e alla banda larga sono cresciuti: ora poco meno del 70% delle famiglie ha una connessione da casa e anche la diffusione della banda larga è poco distante (67% delle famiglie italiane). Ci sono margini di miglioramento e gli analisti si aspettano un’ulteriore sviluppo dell’e-commerce in Italia spinto da programmi delle istituzioni (Europa 2020 dell’Unione Europea) e dalle strategie delle singole aziende, siano esse grandi player internazionali delle vendite online o operatori tradizionali, che integrano l’offerta online con quella fisica.

L’analisi di Prometeia suggerisce alle imprese del dettaglio tradizionale di accelerare sulla digitalizzazione per migliorare le performance, ma i piccoli e piccolissimi come possono fare? Nel loro processo saranno aiutati da Zalando che, come scriviamo nel post precedente , sta facendo dei progetti pilota per integrare negozi fisici usando una digitalizzazione semplificata ma in linea con gli standard tecnologici dei negozianti?

Potete leggere qui l’analisi di Prometeia.

Le fiere servono agli espositori a raggiungere molti obiettivi: vendere, incontrare clienti attuali e potenziali, ottenere visibilità, entrare in nuovi mercati, testare i prodotti e le campagne di marketing per capire la reazione dei visitatori.

Cosa succede se un’intera fiera è usata per testare le reazioni dei visitatori? I fondatori di Zalando hanno definito Bread&Butter un testing ground e stanno usando questo laboratorio per osservare l’interazione tra i brand e i consumatori finali nel mondo reale, sperimentare e rendere gli store fisici dei brand partner più esperienziali, creare contenuti che vengono trasmessi sulla piattaforma web di Zalando (la fiera ha avuto 20.000 visitatori a Berlino e 6 milioni di visualizzazioni sul web).

Le fiere garantiscono quell’esperienza e quell’interazione che il web non può offrire, e per questo uno dei maggiori player mondiali dell’e-commerce ha scelto di acquistarne una. Certo che il nuovo modo di “fare fiere” di Zalando può sembrare destabilizzante: ad esempio misura il successo di Bread & Butter non in termini di vendite (di prodotti o di spazi), ma di reach e impression, che sono parametri di digital marketing puro. Inoltre Zalando vuole connettere (nel mondo fisico e in quello digitale) l’intero sistema moda e ha gli strumenti per farlo o li sta sviluppando: penso ai Partner Programme per i grandi brand o ai progetti pilota per coinvolgere i negozi fisici nella consegna degli ordini. Che effetti avrà sul sistema fieristico questo cambio di prospettive?

Per leggere l’intera intervista cliccate qui.

E’ un dato di fatto: in Italia il 79% di chi usa internet lo fa tutti i giorni e passa mediamente 4 ore al giorno navigando con pc e tablet e 2 ore e 10 minuti con smartphone; il tempo che passiamo sui social quotidianamente è poco meno di 2 ore in media e per contro dedichiamo poco meno di 2 ore e mezza al giorno a guardare la televisione.

Questi numeri descrivono una realtà con cui inevitabilmente il settore fieristico deve fare i conti: il digitale non è in grado di sostituire il momento fieristico, ma offre nuove opportunità di comunicazione, integra l’offerta di servizi e può rappresentare nuove opportunità di business. Oltre a “mettere sotto pressione” gli organizzatori perché le soluzioni sembrano in grado di garantire una migliore misurazione dei ritorni sugli investimenti.

Organizzatori e quartieri fieristici che hanno partecipato al Global Exhibition Barometer UFI (The Global Association of the Exhibition Industry) considerano l’impatto della digitalizzazione un tema molto rilevante, soprattutto con riferimento alla risposta ai bisogni digitali dei clienti e all’offerta di nuovi prodotti digitali. Nella realtà però si sta facendo ancora molto poco se, come sottolinea il report AMR, in media solo il 2% del fatturato degli organizzatori di fiere in tutto il mondo proviene dall’offerta di soluzioni e prodotti digitali.

Per cercare di capire come si sta muovendo un player di rilievo del settore fieristico non perdete quindi il prossimo appuntamento di Exhibitionist: mercoledì 21 settembre ospiteremo Stephan Peyer, direttore sviluppo di MCH Group, che comprende le fiere di Basilea, Zurigo e Losanna e diverse aziende che offrono “Live Marketing Solutions”. Con lui parleremo del “Potere delle fiere nell’era digitale”: ci faremo guidare lungo il customer journey dei clienti e scopriremo nuovi sistemi ibridi che combinano live e digitale. Un esempio? E’ di poche settimane fa la notizia dell’acquisizione da parte di MCH Group della piattaforma online Curiator, con l’obiettivo di accrescere la posizione di MCH Group, organizzatore di Art Basel, nel mercato globale dell’arte.

Vi aspettiamo, il 21 settembre, alle 19, a Palazzo Giureconsulti a Milano; la partecipazione a Exhibitionist è gratuita ma prima dovete registrarvi cliccando qui

 

 

 

Dal 20 al 22 giugno si sono svolti a Basilea i seminari europei UFI per discutere “The challenge of change”, con focus in particolare su digitalizzazione, trasformazione del business e sicurezza. Abbiamo ascoltato le prospettive di esperti in marketing digitale, studi sociali e comportamentali, innovazione, oltre che di professionisti del nostro settore, che hanno condiviso le loro esperienze.

Come si possono sintetizzare queste giornate? Secondo me le parole chiave sono: innovazione, concorrenza, collaborazione, contenuti. “Innova o muori” ci ha detto Bernd Heinrichs, responsabile degli Innovation Center di Cisco in EMEAR (Europa, Medio Oriente, Africa e Russia), perché la concorrenza può arrivare in modo inatteso, da player di settori diversi: ad esempio McLaren, dopo aver accumulato esperienza nella lettura e interpretazione in tempo reale dei dati durante le gare di Formula 1, ha deciso di capitalizzare le competenze acquisite trasformandosi in fornitore di soluzioni per la gestione e l’analisi dei dati.

La collaborazione e il coinvolgimento sono essenziali per produrre risultati positivi: collaborazione con i partner, gli espositori, i visitatori, gli stakeholder. La comprensione delle necessità degli interlocutori diventa la chiave di volta, come ci ha ricordato Andreas Stammnitz, che dall’editoria ha vissuto in prima persona la trasformazione digitale. Infine, come è stato ribadito più volte, anche da Stephan Peyer, direttore sviluppo di MCH Group, “content is king”: il contenuto deve essere al centro dell’offerta, live o ditale che sia, e la comprensione dei meccanismi di funzionamento del settore a cui appartiene la fiera deve guidare le decisioni, perché non esiste una soluzione unica per tutti i problemi.

 

 

No, non si tratta di un errore: on-live è la sintesi della tendenza in atto che vede l’unione delle esperienze live e della comunicazione online con l’obiettivo di amplificare i risultati e generare un coinvolgimento in grado di superare i limiti di spazio e di tempo tipici del Face 2 Face.

Il termine è usato da Kim Myhre, direttore generale di FreemanXP EMEA, per commentare i risultati di un indagine condotta da IPA (associazione anglosassone dei pubblicitari) sull’evoluzione dei budget di marketing: nel primo trimestre 2016 i budget crescono in media del 3%, ma l’aumento arriva sopratutto da internet (+9,8%) e dagli eventi (+6,3%), mentre le altre voci sono riviste al ribasso.

marketing budget_Bellwether report 2016

UK  Marketing budget I° trim 2016, IPA Bellwether Report

Anche Eddie Newquist, protagonista dell’ultimo appuntamento di Exhibitionist, ha parlato di commistione tra live e online, citando anche i millenials: le esperienze e il live engagement formano l’identità e creano ricordi, che sono poi condivisi attraverso i social. Insomma gli smartphone sono solo degli strumenti e le interazioni digitali non sono poi così speciali, sono ordinarie; quello che conta è creare esperienze straordinarie. Trovate questa parte del suo intervento e gli altri estratti video della presentazione sul sito Exhibitionist.

A volte ritornano e cambiano pelle. Questo è l’obiettivo degli organizzatori di Bread & Butter by Zalando, la fiera che negli ultimi mesi ha vissuto di tutto: dai libri in tribunale all’acquisizione da parte del colosso tedesco dell’e-commerce, per finire con l’annuncio della sospensione perché la sede che aveva sempre ospitato la manifestazione non era temporaneamente disponibile a causa dell’emergenza profughi.

E’ stato annunciato che Bread & Butter si farà, ma non sarà più la stessa cosa: sarà a settembre, in una nuova sede (Arena Berlin) e un nuovo format: sarà una fiera aperta ai consumatori, che potranno vedere le ultime innovazioni del settore fashion, sfilate interattive, assistere a concerti e partecipare a una conferenza sul futuro digitale dell’industria della moda. Ah, si potrà anche fare shopping!!

Oltre alle innovazioni e alle tendenze moda presentate, il vero tema caldo sarà la convergenza di online e offline, un punto fermo per gli organizzatori: Bread & Butter sarà un laboratorio per capire se fiere e e-commerce funzionano bene insieme?

Per leggere il pezzo sul blog di Zalando cliccate qui mentre se volete fare un ripasso delle puntate precedenti cliccate sul post di blogofiere di giugno.