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ICCA e UIA sono le fonti riconosciute per censire i congressi organizzati nel mondo: recentemente hanno pubblicato le loro statistiche, che certificano lo stato di salute del settore congressuale ma divergono sui numeri a causa dei diversi criteri con cui sono conteggiati gli eventi.

Ma andiamo con ordine: secondo ICCA nel 2015 si sono svolti poco più di 12.000 congressi internazionali, in forte crescita rispetto all’anno precedente (+571 congressi rispetto al 2014). Secondo UIA i congressi sono stati 12.350, anche per loro in crescita (erano 12.212 nel 2014). Anche le classifiche delle città e dei Paesi che ospitano i congressi sono diverse: nella classifica UIA i primi 3 posti sono occupati da Singapore, Bruxelles e Seul, mentre per ICCA in testa ci sono Berlino, Parigi e Barcellona. A livello Paese UIA indica come destinazioni top per numero di congressi Stati Uniti, Repubblica di Corea e Belgio, mentre le top 3 per ICCA sono Stati Uniti, Germania e Regno Unito.

Classifiche ICCA, 2015Classifiche UIA, 2015

Come mai queste differenze? Le sintetizza in un articolo Event Report: UIA considera i congressi internazionali associativi con almeno 50 partecipanti ed esclude eventi aziendali, politici, sportivi, religiosi, così come tutti gli eventi a partecipazione esclusivamente nazionale, esattamente come ICCA. Il database UIA però è significativamente più vasto di quello  ICCA:

  • UIA indaga gli eventi “alla fonte”, partendo dai calendari delle associazioni committenti; ICCA si basa sui dati forniti dalle destinazioni e dalle sedi congressuali proprie socie
  • UIA, al contario di ICCA, conteggia anche i congressi che non ruotano su almeno 3 destinazioni e include gli eventi “una tantum” che non si ripropongono in successive edizioni

L’Italia nella classifica UIA è al nono posto con 350 congressi, mentre per ICCA è al sesto posto con 504 congressi.

Per leggere tutto l’articolo di Event Report cliccate qui 

 

Dagli Stati Uniti arrivano notizie positive sull’andamento del mercato fieristico sia nell’ultimo trimestre del 2015 che nel corso dell’intero anno: secondo CEIR (Center for Exhibition Industry Research) nel quarto trimestre 2015 il settore fieristico è cresciuto complessivamente del 3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del 22esimo trimestre consecutivo di crescita, che consente agli esperti di CEIR di prevedere un prolungamento della tendenza positiva anche nel 2016.

Il dato di settore è un indice che sintetizza l’andamento dei principali indicatori, tutti in crescita: in particolare il fatturato è cresciuto del 6,5% nel quarto trimestre 2015 rispetto al quarto trimestre 2014, mentre i visitatori sono cresciuti del 4,9%.

2016.02.25 2015Q4Fig3

Q42015 vs Q42014 mercato statunitense

Anche UFI, a livello globale, evidenzia una tendenza positiva nell’ultima rilevazione del Global Exhibition Barometer: la maggior parte degli intervistati in tutte le regioni geografiche dichiara che nel 2016 registrerà un incremento di fatturato; si tratta di una nota positiva in particolare per Europa e Americhe, che più di altre regioni hanno affrontato in passato un andamento particolarmente altalenante. Se si osservano le risposte di alcune nazioni, poi, si notano performance migliori in Messico e Stati Uniti rispetto al Brasile (per cui un miglioramento è atteso nella seconda metà del 2016) e ad altri Paesi del Centro e Sud America. In Germania, Italia e altre nazioni europee mediamente 7-8 aziende su 10 hanno dichiarato di aspettarsi incrementi di fatturato, mentre c’è un clima più incerto in Cina, Medio Oriente e Sud Africa.

Per informazioni più dettagliate potete visitare i siti di CEIR e UFI.

 

 

 

 

Secondo quanto comunicato da AUMA le fiere tenutesi in Germania nel 2011 hanno registrato una crescita rispetto alle edizioni precedenti. In totale 159.945 espositori hanno partecipato a 134 fiere internazionali; le superfici locate hanno raggiunto quota 6,2 milioni di metri quadrati, mentre i visitatori hanno quasi raggiunto la soglia dei 10 milioni. Gli espositori sono aumentati del 3,1%, grazie  al contributo degli espositori esteri. In particolare si sono registrati tassi di crescita compresi tra il 5 e il 10% per gli espositori provenienti dai Paesi europei più colpiti dagli effetti della crisi: Grecia, Spagna, Portogallo.

Performance positiva anche per le fiere organizzate all’estero, che nel 2011 sono state 263, poco meno della metà delle quali nel Sud Est asiatico e circa un quarto nei Paesi dell’Est Europa in particolare in Russia.

 

Gli indicatori dell’attività fieristica in Germania nel 2011, pubblicati da AUMA e riportati dalla newsletter Exhibition Pilot, mostrano andamenti positivi: le 135 fiere internazionali hanno registrato 159.000 aziende espositrici (+3% rispetto alle edizioni precedenti), grazie all’apporto degli espositori stranieri (+4%).

Le superfici locate sono state pari a 6,1 milioni di metri quadrati (+2%) e i visitatori hanno registrato un crescita del 4%, che compensa in parte i cali del 2010 e 2009, arrivando a quota 9,5 milioni.

Il fatturato totale degli organizzatori tedeschi si stima pari a €2,7 miliardi nel 2011 e per il 2012 si stima una crescita fino a €2,9 miliardi.
 
Infine un sondaggio tra le aziende espositrici testimonia l’importanza delle fiere nel marketing mix, seconde solo al sito web aziendale e predominanti rispetto a pubblicità su riviste specializzate e direct mailing.

Nel 2010 le fiere tedesche hanno attiratto più di 2,5 milioni di visitatori, recuperando dopo il calo del 2009 e portandosi ai livelli del 2008 quando, con 2,6 milioni di visitatori esteri, era stato raggiunto l’apice del quinquennio. 2 milioni di visitatori sono europei, e di questi 180.000 dall’Italia, che si colloca così al terzo posto dopo Olanda e Austria. Le aree più rappresentate fuori dall’Europa sono l’Asia (175.000 visitatori) e il Medio Oriente (90.000), mentre cresce in modo rilevante il e Sud America: +60% rispetto al 2006