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Realtà virtuale e realtà aumentata possono migliorare l’esperienza fieristica? Prima vediamo le differenze tra le due: obiettivo della realtà virtuale (VR) è convincere gli utenti di essere entrati in una realtà completamente nuova, escludendo il mondo circostante: il risultato si ottiene con dei visori che proiettano immagini che danno la sensazione di trovarsi davanti agli occhi una scena tridimensionale. La realtà aumentata (AR), invece, non esclude il mondo circostante, ma sovrappone informazioni a ciò che ci circonda attraverso strumenti come smartphone o smart glasses (gli Hololens di Microsoft, ad esempio)

Prima di usare realtà virtuale o realtà aumentata in una fiera dovremmo capire se sono funzionali agli obiettivi della manifestazione, in grado di integrarsi nell’evento e capaci di stabilire una relazione con i partecipanti. Le 5 domande che ci dobbiamo fare e che ci suggerisce il sito tsnn.com,  sono:

  1. Perché usiamo la realtà virtuale nel nostro evento?
  2. La realtà virtuale ha senso nello spazio che abbiamo a disposizione? Questa vale sia per i singoli espositori sia per le aree in cui l’organizzatore vuole ricreare un’esperienza di realtà aumentata
  3. I partecipanti vogliono usare la realtà virtuale?
  4. Esistono tecnologie alternative in grado dare un risultato migliore?
  5. Come si collega con le iniziative di promozione?

Quali saranno le implicazioni della realtà virtuale sulle fiere in futuro e quali servizi o prodotti sono già disponibili? Per saperne di più EMECA, l’associazione che raccoglie i maggiori quartieri fieristici europei, ha lanciato un bando alla ricerca di idee, prodotti e servizi per il nostro settore: i progetti vanno presentati entro il 29 maggio e possono partecipare aziende con meno di 5 anni e meno di 20 dipendenti. Trovate tutti i dettagli sul sito EMECA

EMECA Innovation Platform 2017_final

 

 

 

La Generazione Y, o Millenial Generation, cioè i nati tra il 1980 e il 2000, pensa ancora che il face to face sia utile? Un paio di articoli usciti nei giorni scorsi possono aiutare a dare delle risposte a questa domanda.

Sul New York Times è apparso un articolo sullo sviluppo di app nel settore automobilistico per contrastare la disaffezione della Millenial Generation verso i concessionari di automobili. Attraverso la realtà aumentata i produttori di auto danno la possibilità di vedere in 3D l’interno dell’auto e anche di “provarla” usando un tablet o uno smartphone.

Detta così non sembra una buona notizia per il face to face (e quindi per le fiere). In realtà l’articolo cita una ricerca sulla percezione delle auto e sul processo d’acquisto della Generazione Y che lascia aperta una porta alla speranza. E’ vero il rapporto con il concessionario non è poi così solido (niente pressioni, poche interazioni) e tablet e smartphone sono usati per valutare un acquisto, ma è anche vero che le nuove generazioni si affidano alle informazioni della forza vendita e ricorrono al passaparola  più di quanto accadeva in passato (43% contro il 28% della generazione precedente e il 32% dei Baby Boomer). Inoltre, direi sorprendentemente, gran parte del passaparola avviene face to face (90%, contro il 41% su blog e forum e 36% via email).

Probabilmente siamo davanti ad un nuovo modo di intendere il processo d’acquisto, ma sembra che in tutto questo il face to face abbia ancora un senso.

In un numero recente della rivista americana Exhibitor è stato pubblicato un sondaggio condotto presso aziende che espongono e organizzano eventi sul tema: uso delle tecnologie a supporto del face to face.

Il 93% dei partecipanti dichiara di usare tecnologie per supportare le attività di marketing, soprattutto per attirare più visitatori allo stand, aumentare il numero di contatti utili, incrementare la conoscenza di marca.

E fin qui tutto bene, ma quando si passa a investigare la comprensione dell’uso di nuove tecnologie scopriamo che non sempre è tutto chiaro: il 90% ha ben in testa cosa possano fare i social media e il 70% dichiara di sapere come usare in webinar, ma la percentuale di chi dichiara di sapere come usare eventi virtuali, RFID e realtà aumentata sono rispettivamente 40%, 35%, 10%. 

Se poi si passa alla misurazione dei risultati e alla valutazione dell’efficacia di questi strumenti, ecco che solo il 29% dichiara di fissare dei parametri di valutazione.

Se volete saperne di più consiglio la lettura completa dei risultati.