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Il mese di agosto è stato ricco di notizie di passaggi di proprietà di società o di fiere, soprattutto statunitensi: basta scorrere l’elenco delle notizie più recenti di testate come tsnn.com per vedere il fermento del settore in particolare oltreoceano. Gli acquirenti sono quasi sempre organizzatori di fiere, che consolidano la propria posizione e arricchiscono il proprio portafoglio eventi (ad esempio Emerald Expositions, Informa e Artexis in Europa).

Ultimamente però stanno crescendo attraverso acquisizioni anche i fornitori di servizi, che diventano sempre più qualificati e si attrezzano per garantire ai propri clienti un’offerta articolata e di valore: è il caso di GES, che ha acquisito ON Event Services. GES è un colosso dei servizi di allestimento, marketing e logistica per fiere, eventi e musei e con l’acquisizione si porta a casa una società specializzata nella fornitura di servizi che comprendono audio, video, luci, mapping e scenografie e che ha come clienti sia organizzatori di eventi che sedi (centri congressi, arene, hotel).

Obiettivo? Offrire ai propri clienti la possibilità di “coinvolgere i partecipanti” e “potenziare le produzioni” attraverso una gamma completa di eventi e servizi. Per leggere le dichiarazioni di GES e ON Event Services potete cliccare qui.

 

ICCA e UIA sono le fonti riconosciute per censire i congressi organizzati nel mondo: recentemente hanno pubblicato le loro statistiche, che certificano lo stato di salute del settore congressuale ma divergono sui numeri a causa dei diversi criteri con cui sono conteggiati gli eventi.

Ma andiamo con ordine: secondo ICCA nel 2015 si sono svolti poco più di 12.000 congressi internazionali, in forte crescita rispetto all’anno precedente (+571 congressi rispetto al 2014). Secondo UIA i congressi sono stati 12.350, anche per loro in crescita (erano 12.212 nel 2014). Anche le classifiche delle città e dei Paesi che ospitano i congressi sono diverse: nella classifica UIA i primi 3 posti sono occupati da Singapore, Bruxelles e Seul, mentre per ICCA in testa ci sono Berlino, Parigi e Barcellona. A livello Paese UIA indica come destinazioni top per numero di congressi Stati Uniti, Repubblica di Corea e Belgio, mentre le top 3 per ICCA sono Stati Uniti, Germania e Regno Unito.

Classifiche ICCA, 2015Classifiche UIA, 2015

Come mai queste differenze? Le sintetizza in un articolo Event Report: UIA considera i congressi internazionali associativi con almeno 50 partecipanti ed esclude eventi aziendali, politici, sportivi, religiosi, così come tutti gli eventi a partecipazione esclusivamente nazionale, esattamente come ICCA. Il database UIA però è significativamente più vasto di quello  ICCA:

  • UIA indaga gli eventi “alla fonte”, partendo dai calendari delle associazioni committenti; ICCA si basa sui dati forniti dalle destinazioni e dalle sedi congressuali proprie socie
  • UIA, al contario di ICCA, conteggia anche i congressi che non ruotano su almeno 3 destinazioni e include gli eventi “una tantum” che non si ripropongono in successive edizioni

L’Italia nella classifica UIA è al nono posto con 350 congressi, mentre per ICCA è al sesto posto con 504 congressi.

Per leggere tutto l’articolo di Event Report cliccate qui 

 

La testata Exhibition World ospita la rubrica Dealmakers, che fa il punto sulle attività di fusione e acquisizione nel settore fieristico. In questo numero è dedicato molto spazio a UBM, che ha da poco completato la vendita di PR Newswire (servizi di creazione e diffusione di contenuti stampa) per concentrarsi sulla strategia “Events first” , che punta a trasformare UBM nel “maggiore organizzatore di eventi B2B al mondo”. UBM è protagonista anche di una collaborazione con Alibaba, in una prospettiva di crescente integrazione tra online e offline.

Nel 2015 le acquisizioni sono calate rispetto al 2014 (60 contro le 75 dell’anno precedente): Cina, Messico, India e Turchia sono le nazioni che hanno registrato cali più significativi. Il calo delle acquisizioni in Cina è frutto di un mix di cause che comprendono il rallentamento economico, le tensioni generate dal ruolo di primo piano del China Foreign Trade Center e le aspettative molto alte sui valori dei deal. Gli Stati Uniti invece hanno mostrato una tendenza alla crescita,trainata dalla ripresa del mercato e dal ruolo attivo dei private equity.

Potete leggere tutto l’articolo qui.

dealmaker

 

Dagli Stati Uniti arrivano notizie positive sull’andamento del mercato fieristico sia nell’ultimo trimestre del 2015 che nel corso dell’intero anno: secondo CEIR (Center for Exhibition Industry Research) nel quarto trimestre 2015 il settore fieristico è cresciuto complessivamente del 3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del 22esimo trimestre consecutivo di crescita, che consente agli esperti di CEIR di prevedere un prolungamento della tendenza positiva anche nel 2016.

Il dato di settore è un indice che sintetizza l’andamento dei principali indicatori, tutti in crescita: in particolare il fatturato è cresciuto del 6,5% nel quarto trimestre 2015 rispetto al quarto trimestre 2014, mentre i visitatori sono cresciuti del 4,9%.

2016.02.25 2015Q4Fig3

Q42015 vs Q42014 mercato statunitense

Anche UFI, a livello globale, evidenzia una tendenza positiva nell’ultima rilevazione del Global Exhibition Barometer: la maggior parte degli intervistati in tutte le regioni geografiche dichiara che nel 2016 registrerà un incremento di fatturato; si tratta di una nota positiva in particolare per Europa e Americhe, che più di altre regioni hanno affrontato in passato un andamento particolarmente altalenante. Se si osservano le risposte di alcune nazioni, poi, si notano performance migliori in Messico e Stati Uniti rispetto al Brasile (per cui un miglioramento è atteso nella seconda metà del 2016) e ad altri Paesi del Centro e Sud America. In Germania, Italia e altre nazioni europee mediamente 7-8 aziende su 10 hanno dichiarato di aspettarsi incrementi di fatturato, mentre c’è un clima più incerto in Cina, Medio Oriente e Sud Africa.

Per informazioni più dettagliate potete visitare i siti di CEIR e UFI.

 

 

 

 

Quali obiettivi si danno gli espositori quando vanno in fiera? Quali strumenti usano per promuovere la loro presenza? Quanto spendono?

A queste e altre domande risponde il CEIR, centro di ricerca statunitense sul settore fieristico, che ha appena pubblicato il rapporto “The Marketing Spend Decision”, basato su un’indagine condotta tra 640 aziende espositrici in fiere B2B negli Stati Uniti.

Per prima cosa, il 90% degli espositori intervistati partecipa ad una fiera per raggiungere nuovi clienti, far conoscere l’azienda e i prodotti, incontrare i clienti attuali. Come misurano il successo di una partecipazione in fiera? Il 60% usa le vendite come parametro, in particolare le vendite concluse entro 6 mesi dalla fiera.

Le fiere assorbono una quota importante del budget dedicato al marketing (più del 40%) e mediamente ogni azienda spende 20.000$ per partecipare a una fiera.

Tra i mezzi di comunicazione digitali usati dagli espositori, i più citati sono e-mail (74%), social media, (63%), siti web (56%), online advertising (48%).

Per approfondire l’argomento potete leggere l’articolo pubblicato da tsnn.com.

Al grido di “Visit the future”  Artexis-Easyfairs si presenta con un’immagine rinnovata e svela la sua nuova strategia, basata sull’offerta di multi-format venues e di multi-format events. Il passo è frutto della joint venture siglata la fine dell’anno scorso con SMG, gigante americano della gestione di spazi per congressi, fiere, concerti, eventi sportivi (ha in portafoglio 230 sedi).

Easyfairs è una società belga nota prevalentemente per organizzare fiere “chiavi in mano” che semplificano l’esperienza espositiva, ma gestisce anche alcune sedi fieristiche nel nord Europa di dimensioni medio-piccole. Per ora. Perchè dall’immagine sottostante, presente nel report pubblicato da poco, si nota la volontà di entrare in nuovi mercati geografici e non limitarsi al nord Europa, dove tra l’altro anche SMG è già presente.

 

Easyfairs Artexis

SMG importerà in Europa le logiche di gestione spazi statunitensi, basate sulla replicabilità del know-how? E’ un competitor temibile? E la dichiarazione di intenti di Artexis-Easyfairs cosa significa? Il futuro è multi-format? I quartieri fieristici sono sufficientemente flessibili e in grado di rispondere a esigenze di organizzatori di eventi diversi? Le fiere sono in grado di conciliare le esigenze dei loro diversi clienti, ad esmpio dei piccoli e dei grandi espositori? Sono domande a cui presto dovremo dare delle risposte.

 

 

Il CEIR (Center for Exhibition Industry Research) ha pubblicato un confronto tra l’andamento dell’attività fieristica e del PIL da cui risulta che nel primo trimestre 2014 l’indice fieristico è cresciuto del 2,6% rispetto al primo trimestre del 2013, mentre il PIL è cresciuto del 2,0%.

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Variazione % anno su anno dell’attività fieristica statunitense (CEIR Total Index) e del PIL (Real GDP)

Magari qualcuno di voi si ricorderà che pochi giorni fa è stata pubblicata la notizia di una inaspettata contrazione del PIL americano nel primo trimestre e si starà chiedendo cosa sta dicendo il CEIR. Tranquilli, non è un errore: il calo del PIL c’è se si confrontano l’ultimo trimestre 2013 con il primo del 2014, mentre se il confronto si fa tra i primi trimestri 2013 e 2014 si registra un aumento.

Comunque, per tornare alle fiere, il dato è positivo anche perché l’indice è la sintesi dei classici parametri usati per misurare le fiere: superfici, numero si espositori, numero di visitatori e fatturato. Se si analizzano i parametri disaggregati si osserva che superfici, fatturato ed espositori crescono del 2,9% (aree e fatturato) e del 2,8% (espositori), quindi più della media.

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Andamento del mercato fieristico negli Stati Uniti

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