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AMR International ha pubblicato pochi giorni fa la classifica dei primi 20 organizzatori di fiere al mondo in base al fatturato proforma 2016: Reed continua a mantenere la testa della classifica e UBM è al secondo posto ma la distanza tra i due si è ridotta sensibilmente: mentre Reed raggiunge 1,3 miliardi di dollari di fatturato, UBM supera la soglia di 1,1 miliardi di dollari (erano 964 nel 2015). Evidentemente la strategia “Events First” sta dando i suoi frutti.

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E a proposito di “Events First” e dell’obiettivo dichiarato di diventare il primo organizzatore di eventi B2B al mondo, è dello stesso giorno la notizia dell’acquisizione da parte di UBM di Allworld Exhibitions, organizzatore di fiere con una forte presenza in Asia (51 fiere e un fatturato di poco meno di 100 milioni di dollari). L’accordo è stato concluso alla cifra di 485 milioni di dollari.

C’è da aspettarsi un 2017 frizzante tra alleanze e acquisizioni? Vi terremo aggiornati, ma intanto se volete potete leggere su Exhibition World gli articoli sulla classifica dei top player e dell’acquisizione di Allworld.

 

Se vi proponessero uno stand preallestito che richiama la forma del nido d’ape, con pareti basse e quasi completamente aperto sulla corsia, cosa direste? Agli espositori di ISPO, la fiera di abbigliamento e attrezzature per lo sport è stata presentata questa soluzione per la prossima edizione della fiera, in programma a febbraio a Monaco.

L’idea è quella di mettere al centro il prodotto, e non il modo in cui viene presentato, come ha commentato il direttore della manifestazione Markus Hefter. La ridefinizione del concept espositivo si accompagna a un ripensamento del programma della fiera, con momenti “after work” come concerti o presentazioni ospitati nelle corsie della fiera.

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Alla base del progetto, come citato nel comunicato stampa,  c’è la volontà di soddisfare le esigenze degli espositori, che chiedono flessibilità, attenzione al ROI (quindi costi contenuti), uniformità, ma spirito di apertura.

Per leggere la notizia sul sito di ISPO cliccate qui

 

 

Pensate che per le fiere esistano potenzialità ancora poco esplorate? Credete che gli organizzatori possano offrire di più agli espositori (e non stiamo parlando di sconti sugli spazi affittati….)? Secondo voi la fiera può esistere 365 giorni all’anno e fornire servizi aggiuntivi ai propri clienti, generando nuovi flussi di ricavi?

Se avete risposto si a queste domande il prossimo incontro di Exhibitionist fa al caso vostro: Stefan Rummel, Chief Strategy Officer di Messe München, racconterà cosa significa sviluppare una strategia digitale in una azienda “analogica”, offrire servizi in grado di generare nuove fonti di ricavi, sviluppare il legame con la propria community composta da espositori e visitatori, capitalizzando il rapporto di fiducia già esistente.

La strategia di Messe München ha preso forma con il lancio di una piattaforma per l’Open Innovation. Open Innovation significa che lo sviluppo e il lancio di un nuovo prodotto non avvengono a porte chiuse nei laboratori di R&D, ma vengono realizzati grazie al coinvolgimento di competenze che appartengono a una community interdisciplinare che si trova fuori dai confini aziendali.

L’appuntamento è per giovedì 23 ottobre, a Palazzo delle Stelline, alle 19.30. L’ingresso è gratuito ma per partecipare dovete registrarvi qui.

P.S. Se siete lettori fedeli di blogofiere questo post vi ricorderà qualcosa: effettivamente avevamo già scritto di Rummel quando abbiamo assistito alla sua presentazione agli European Seminar UFI di San Pietroburgo. Non perdete l’occasione di vederlo a Milano!

Il tema attorno a cui ruotavano le presentazioni di questa edizione dello European Seminar Ufi, terminati ieri a San Pietroburgo, era l’ampliamento dei propri orizzonti.

Ampliare gli orizzonti significa prendere spunto dalla creazione condivisa tipica del mondo online e ingegnerizzare i processi di innovazione che da sempre scaturiscono in fiera. Lo ha fatto Messe München, con una piattaforma in cui un’azienda con un bisogno (ad esempio la risoluzione di un problema di R&S o test di prodotto) “sfida” una community ad arrivare ad una soluzione. La piattaforma integra l’offetta fieristica, tanto che agli espositori vengono venduti pacchetti che comprendono questa opzione, e il progetto pilota, testato su una fiera di articoli e abbigliamento sportivo, sarà replicato su altre fiere.

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Ampliare gli orizzonti significa parlare di O2O (online to offline di Alibaba, ricordate?): lo ha fatto Hong Kong Trade Development Council con il progetto Small Order Zone, che semplifica la vita dei visitatori che acquistano piccole quantità di prodotti fornendo una piattaforma onlina specifica e aggregando in un’area delle fiere che organizza i prodotti degli espositori che accettano ordini di piccole dimensioni, dando l’opportunità di fissare un incontro durante la fiera o di contattare gli espositori dopo che si è conclusa.

Ampliare gli orizzonti significa unire i soggetti che beneficiano dei flussi generati da una fiera per fornire un servizio a organizzatori, espositori e visitatori. È il caso del quartiere fieristico ExCel, a Londra, che per convincere organizzatori, espositori e visitatori che una fiera a qualche fermata di metropolitana da Tower Bridge non è nel mezzo del nulla, ha “educato” i suoi clienti e fornito informazioni e agevolazioni attraverso il coinvolgimento di bar, hotel, ristoranti, in una logica partecipativa più simile al settore congressuale che a quello fieristico.

 

Nelle ultime settimane sono uscite un pò di notizie riguardanti i dati di bilancio di grandi operatori fieristici. I quartieri fieristici tedeschi hanno pubblicato i bilanci relativi al 2011: la Fiera di Francoforte ha chiuso l’anno con un fatturato record di 467,5 milioni €, generati da 100 fiere in Germania e all’estero, che hanno attratto 3,4 milioni di visitatori e poco meno di 70.000 espositori. Le 63 fiere organizzate all’estero hanno generato una parte consistente del fatturato (28,3%) e tra esse spicca l’Asia, dato che più dell’80% dei ricavi esteri derivano dalla consociata asiatica.

Anche la Fiera di Monaco ha annunciato risultati positivi: il fatturato del gruppo nel 2011 è stato pari a 222,5 milioni € e, secondo quanto dichiarato, espositori e visitatori sono cresciuti rispettivamente del 5 e del 9%. Per la prima volta da quando è stato inaugurato il nuovo quartiere la Fiera di Monaco ha generato utili in un anno in cui non era in calendario BAUMA, la loro fiera di edilizia.

Reed Exhibitions e UBM hanno pubblicato i dati del primo semestre 2012: entrambi hanno registrato tassi di crescita a 2 cifre. La divisione eventi di UBM ha riportato un fatturato di circa 300 milioni € nei primi 6 mesi del 2012 (+31,6%), di cui il 31% proveniente dai mercati emergenti. Gli eventi organizzati sono stati 225, di cui 170 fiere.

Reed Exhibitions ha registrato un fatturato di circa 620 milioni € nei primi sei mesi del 2012 (+32%). Ancora una volta i mercati emergenti (e gli Stati Uniti in questo caso), sono indicati come propulsori della crescita, guidata da un mix tra lanci di nuove fiere (15) e una politica selettiva di acquisizioni di piccole dimensioni.

 

Il gruppo Fiera di Monaco ha dichiarato per il 2010 risultati record: il fatturato del gruppo è stato pari a 301,8 milioni €, in forte crescita rispetto al 2009, con un significativo contributo delle attività dall’estero, pari a 50 milioni €.

Il comunicato stampa sottolinea l’apporto positivo delle principali fiere in portafoglio e prevede per il 2011 di proseguire sulla strada del recupero, dopo il calo registrato nel 2009.