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Oggi mi è arrivata la newsletter di TSNN (Trade Show News Network) e la notizia di apertura era di quelle che attirano l’attenzione: Microsoft lancia una conferenza a Chicago. Dal 4 all’8 maggio 2015 Microsoft Ignite, questo il nome della conferenza, riunirà sotto lo stesso tetto 5 eventi prima separati e darà ai partecipanti (attesi circa 20.000 visitatori) l’opportunità di assistere a convegni con relatori prestigiosi (il keynote sarà fatto dall’amministratore delegato di Microsoft), di visitare gli stand dei partner Microsoft, di parlare con “centinaia di ingegneri ed executive Microsoft”. Insomma una presenza in massa che rafforza anche il peso di Chicago sia come sede espositiva che come polo di attrazione della tech economy.

Due notizie più sotto, invece, ecco la notizia che bene o male ci si aspettava da qualche anno: nel 2015 non si terrà Macworld/iWorld. Nel 2009 Apple aveva deciso di non esporre più alla fiera, organizzata da IDG World Expo ma che di fatto ruotava attorno a Apple. Gli organizzatori hanno dovuto ripensare la fiera ma dopo qualche edizione hanno deciso di rinunciare, mantenendo in vita solo MacIT Conference, dedicata alle soluzioni aziendali.

Curiosa coincidenza che 2 notizie diametralmente opposte che coinvolgono più o meno direttamente 2 giganti della tecnologia siano riportate a poche righe di distanza l’una dall’altra.

 

Gli organizzatori di Big Telecom Event, una fiera  tenutasi a giugno a Chicago, risponderebbero di si: può esistere una fiera senza l’idea tradizionale di espositore e di stand. Tutto sta nel vedere le cose da un’altra prospettiva, che poi è quella del visitatore.

I visitatori non erano interessati alle dimensioni degli stand, quello che volevano era conoscere approfonditamente i prodotti, parlare con personale qualificato e, soprattutto, sperimentare. Gli organizzatori allora hanno iniziato a ragionare su un layout diverso dal solito, una Innovation Zone, suddivisa per macro-temi, al cui interno ciascuna azienda era presente con uno spazio chiavi in mano, come vedete nella piantina. E poi ampio spazio ad aree per il networking e per i convegni.

Proporre la nuova soluzione ai visitatori è stato semplice, un po’ meno agli espositori, per i quali il processo di vendita è stato più lungo proprio perché andavano spiegate le novità e i benefici che avrebbero generato.

Risultato? La fiera è andata tanto bene che l’anno prossimo la fiera triplicherà lo spazio necessario e traslocherà dallo Sheraton al McCormick Place, il quartiere fieristico di Chicago.

Certo, il settore delle telecomunicazioni si presta a soluzioni alternative alla maglia espositiva classica e non per tutti i settori vale la stessa regola, ma questa notizia genera un paio di riflessioni: il confine tra fiera e convegno è molto labile, come veniva sottolineato anche ai Seminari UFI di San Pietroburgo; inoltre diffondere l’innovazione richiede una buona dose di energia!

In contemporanea alla prossima edizione di IMTS (International Manufacturing Techology Show), che si terrà a Chicago a settembre, si svolgerà anche la prima edizione di IANA (Industrial Automation North America), organizzata dalla Fiera di Hannover.

Le due fiere presentano un’offerta complementare (macchine utensili e automazione) e proporranno un ricco panorama di convegni e opportunità di formazione articolato su 7 temi sviluppati in parallelo nei giorni di fiera. Alcuni dei convegni saranno a pagamento. Un’altra iniziativa prevede la visita a 2 fabbriche in zona.

Pare essersi concluso con un accordo il braccio di ferro tra McCormick Place di Chicago e i rappresentanti della forza lavoro del quartiere. Dopo mesi di colpi di scena, come riportato anche in un post  , è stata ritirata la causa che aveva portato al blocco delle riforme delel condizioni di lavoro.

I punti salienti dell’accordo sono:

  • possibilità per organizzatori ed espositori di realizzare i lavori nel proprio stand di qualunque dimensione, utilizzando “proprie scale, attrezzi, strumenti elettrici” (!!!)
  • maggiore flessibilità d’orario e riduzione delle ore di straordinario
  • gli espositori potranno accedere al quartiere ede effettuare operazioni di carico e scarico con mezzi propri
  • possibilità di utilizzare squadre composte da 2 lavoratori e non 3 come minimo, come in precedenza
  • gli organizzatori avranno possibilità di utilizzare un fornitore di energia elettrica di loro scelta, all’interno di una lista di fornitori autorizzati

ll primo effetto della conclusione dell’accordo è la promessa da parte di alcuni grandi hotel di Chicago di effettuare lavori di rinnovo per 500 milioni di dollari

Negli Stati Uniti il McCormick Place di Chicago sta attraversando un periodo di novità e colpi di scena.

Tutto è iniziato nel 2010, quando, dopo ripetuti abbandoni di grandi fiere a causa di costi elevati per gli espositori e normative restrittive circa l’utilizzo di fornitori di servizi, la proprietà (pubblica) del McCormick ha proposto una serie di cambiamenti alla gestione del quartiere. 

Dato che la struttura è di propietà pubblica si è seguito un iter che ha portato, alla fine di maggio del 2010, lo stato dell’Illinois ad approvare una legge che riforma le condizioni di lavoro per operare all’interno del quartiere, consentendo agli espositori di utilizzare proprio personale per allestire gli stand e di utilizzare servizi propri per il catering e i servizi elettrici, mentre in precedenza era obbligatorio utilizzare personale del McCormick. I primi risultati della riforma si erano fatti vedere quando gli organizzatori avevano confermato Chicago come sede delle edizioni successive delle fiere, o erano ritornati dopo avere scelto altre sedi.

Però a marzo 2011 un giudice federale ha dichiarato nulla la riforma perché la contrattazione collettiva è regolata a livello nazionale e quindi non modificabile da una legge statale. Come se non bastasse alla fine di giugno 2011 un giudice federale ha negato al McCormick Place la possibilità di applicare la nuova normativa, almeno fino alla decisione della Corte d’Appello. Naturalmente la proprietà ha fatto ricorso.

In tutto questo sembra quasi passare in secondo piano la decisione di affidare la gestione del quartiere fieristico a SMG, colosso statunitense della gestione di spazi congressuali e aggregativi (arene sportive e per concerti, stadi, spazi polifunzionali).

Per chi volesse approfondire l’argomento ecco una selezione di articoli su affidamento della gestione a SMG e sull’ultimo parere del giudice federale