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La sfida è di grande portata: come rendere le fiere “a prova di futuro”?

Cosa possiamo fare per rispondere ai bisogni in trasformazione di una nuova generazione di utenti che si affaccia sul mercato? Come affrontare le sfide che derivano da una concorrenza che non necessariamente proviene dal mondo fieristico? Cosa possiamo fare per rendere sicuri i luoghi in cui si incontrano moltissime persone? Come sopravvivere e prosperare in un contesto che vede sfumare i confini trai format mentre è in atto un processo di consolidamento?

A queste domande cercherà di dare delle risposte il prossimo convegno UFI, che si svolgerà a Verona dal 2 al 4 maggio. Il programma è ricco di spunti, sia di ampio respiro e strategici, che pratici e operativi. Si parlerà di digital disruption, intelligenza artificiale, realtà virtuale e realtà aumentata, ma anche di sicurezza. Uno dei relatori è Eddie Choi, che è stato protagonista di Exhibitionist alcuni anni fa: Eddie calerà il tema centrale del convegno all’interno della cultura aziendale, perché la gestione delle risorse umane è il primo passo per realizzare fiere “a prova di futuro”.

Se volete partecipare siete ancora in tempo: la registrazione è aperta sia agli iscritti che ai non iscritti a UFI. Per maggiori informazioni, dettagli e costi vi suggerisco di visitare il sito UFI. 

Ci vediamo a Verona!

Baselworld è sempre stata la fiera per il settore dell’orologeria e della gioielleria: i più importanti produttori spendevano milioni per essere presenti con stand scenografici, i visitatori accorrevano per vedere le ultime novità e fare acquisti, la fiera di Basilea chiamava gli architetti dello studio Herzog & de Meuron per ricostruire un padiglione che diventasse non solo la “casa” di Baselworld, ma un nuovo landmark della città.

E poi? Poi Baselworld ha iniziato a percorrere una strada in salita: un mercato in contrazione, imprevedibili comportamenti di acquisto, l’irrompere dell’online, una revisione drastica delle strategie di comunicazione e marketing delle aziende espositrici. Così gli organizzatori si sono ritrovati di fronte a un netto calo degli espositori (dimezzati nel giro di 2 edizioni). Perché? Alcuni preferiscono puntare su eventi aziendali per parlare con i propri distributori, e sull’online per entrare in contatto con il consumatore finale (Movado spendeva 10 milioni di dollari per partecipare a Baselworld, quest’anno ha organizzato un suo evento a Davos spendendo “solo” 2 milioni). Altri sostengono che Baselworld è troppo costosa e che gli ordini non si fanno più tra gli stand, a differenza di quello che avveniva in passato.

Altri non abbandonano lo strumento fiera in sé, semplicemente passano alla concorrenza. Nello specifico la concorrenza è rappresentata da SIHH, il Salone dell’Alta Orologeria di Ginevra, che però non è una vera e propria fiera, ma un grande evento corporate organizzato dal brand del lusso Richemont. Solo che ultimamente Richemont sta accogliendo alcuni transfughi di Baselworld, aziende che cercano una fiera con un posizionamento più chiaro, un pubblico di altissimo livello e super selezionato (si entra solo su invito), con un’apertura al pubblico generico per un solo giorno, mentre a Baselworld è sempre possibile accedere.

Per un racconto dettagliato consiglio la lettura di questo articolo.

Possiamo trarre spunti da quello che sta accadendo a Baselworld ? La nuova concorrenza, i diversi comportanti di acquisto, la disintermediazione guidata dall’online sono destinati a trasformare tutti noi? Ricordate Porter e le cinque forze competitive ? siamo nell’era dei nuovi entranti. Facciamocene una ragione.

Harry Potter arriva a Milano. O meglio, la mostra su Harry Potter, che ha fatto il pieno di visitatori in tutte le tappe del suo tour mondiale, finalmente arriva a Milano, alla Fabbrica del Vapore, dal 12 maggio.

Sapete chi è l’ideatore della mostra? Eddie Newquist. Se il nome vi dice qualcosa è perché Eddie è stato ospite di Exhibitionist nel 2016. Eddie torna a Milano per un Exhibitionist organizzato da Fondazione Fiera Milano in collaborazione Meet the Media Guru, un’occasione per sapere tutto ma proprio tutto sulla costruzione di una mostra di grande successo e non parliamo solo di Harry Potter, ma anche di Trono di Spade e Cronache di Narnia, tutti progetti seguiti da lui.

Perché partecipare? Ad esempio perché i principi che si applicano alla creazione di una mostra di successo come quella di Harry Potter valgono anche per le fiere, i congressi e gli eventi. Qualche esempio suggerito dallo stesso Eddie Newquist?

  • Mettiti nei panni del pubblico: conosci il tuo pubblico per dargli quello che sta cercando
  • Trova il cuore della tua storia e immergi il tuo pubblico: focalizzati su cosa conta veramente e costruisci attorno il progetto
  • Scopri cosa piace al tuo pubblico del tuo marchio e mantieni la promessa
  • Premia il tuo pubblico per essere arrivato fino a te

Per saperne di più vi aspettiamo all’interno di Tempo di Libri, fiera internazionale dell’editoria che si svolge dall’8 al 12 marzo a fieramilanocity. Exhibitionist sarà venerdì 9 marzo, alle 19.00, in Sala Brown 1. Per partecipare bisogna registrarsi: basta cliccare qui 

photo Eddie

Gennaio: tempo di buoni propositi e previsioni per l’anno nuovo. Kai Hattendorf, direttore generale di UFI, ha dato un’occhiata alla sfera di cristallo per immaginare quali saranno i 5 trend più importanti nel 2018 per il mondo fieristico: vediamoli insieme.

  1. Resilienza e capacità di adattamento: nonostante le tensioni politiche, un ritorno al protezionismo e la percepita fragilità del libero scambio, il settore fieristico nel suo complesso regge bene l’urto: le aziende che espongono continuano a investire, a scapito degli investimenti in pubblicità. Segni positivi, che non devono farci dormire sugli allori….
  2. Dati e digitale: la lettura dei dati e la creazione di nuovi prodotti e servizi a integrazione del modello di business fondato sul metro quadrato sono i grandi temi del 2018 (e non solo). Velocità e direzioni variano tra gli attori coinvolti, ma è innegabile che il processo di digitalizzazione è iniziato, come indica il nuovo Digitisation Index realizzato da UFI.
  3. Ibridazione: i confini tra format sono sempre più labili. Fiere, congressi, convegni stanno miscelandosi per dar vita a nuovi modelli in risposta alle mutate esigenze del mercato. Inoltre le fiere B2B non sono più così impermeabili ma condiscono il business con una corposa parte di intrattenimento. Un bell’esempio è SXSW, un festival musicale, ma anche un festival cinematografico ma anche una fiera, ma anche una serie di convegni, che si pone l’obiettivo di “aiutare i creativi a raggiungere i loro obiettivi”.
  4. La ricerca di talenti e competenze: la gestione delle risorse umane, la coltivazione dei talenti, l’attrazione di risorse dal mondo non fieristico e tra i giovani stanno diventando sempre più centrali nelle strategie dei grandi player e anche le associazioni come UFI fanno la loro parte, ad esempio con il programma NGL (Next Generation Leaders).
  5. La sfida della sicurezza: in questo ambito collaborazione è la parola chiave, come emerso anche nella sessione dedicata durante il congresso UFI di Johannesburg. Collaborazione, coinvolgimento, comunicazione sono indispensabili tra i quartieri fieristici e le forze dell’ordine locali, ma anche tra sedi, organizzatori e fornitori di servizi.

 

Una canzone di un po’ anni fa si intitolava “Video killed the radio star” ma la radio non è morta e anzi è la televisione a non passarsela troppo bene per colpa dei nuovi stili di consumo dell’intrattenimento influenzati dai nuovi entranti digitali (un nome per tutti, Netflix). Perché la radio continua ad essere uno strumento attuale e moderno? Claudio Astorri, il prossimo protagonista di Exhibitionist, dice che la radio è un mezzo a target, personale, che segue la mobilità senza assorbire eccessiva attenzione (infatti l’autoradio è lo strumento più utilizzato per l’ascolto): l’ascoltatore decide sia la stazione che il livello di attenzione, momento per momento. Sarà per questo che lui definisce la radio un essere vivente?

Claudio Astorri ha lavorato con i nomi più significativi dell’industria radiofonica italiana: ha fondato e diretto RTL 102.5, ha lavorato allo sviluppo di Radio 105, RMC Radio Montecarlo, RAI International, Radio Italia Network, rilanciato RDS e partecipato alla creazione di Radio 24. Nella sua presentazione ci racconterà i come e i perché della radio, parlerà dell’identità di stazione e dell’interattività come elemento centrale per coinvolgere l’ascoltatore e ci guiderà verso un paragone con il mondo fieristico. Come le radio anche le fiere sono fatte di interattività, mettono in contatto con il mondo, hanno un palinsesto che è frutto di una ben precisa identità e tempi molto rigidi.

Se siete curiosi di saperne di più non perdete l’appuntamento di domani, 26 ottobre, alle 19, a Palazzo Giureconsulti a Milano. Per partecipare cliccate qui.

 

Recentemente in un articolo l’Economist ha scritto che per il nostro secolo i dati sono quello che il petrolio è stato per il novecento: un motore di crescita e cambiamento. Quando parliamo di dati parliamo di tutte quelle tracce digitali che lasciamo ogni volta che clicchiamo “mi piace” su Facebook, cerchiamo un prodotto su Amazon, paghiamo con la carta di credito, usiamo una tessera fedeltà di un qualunque punto vendita o teniamo semplicemente il cellulare in tascaLa loro mole è imponente, tanto che sempre più spesso si sente parlare di Big Data: la società di ricerche di mercato Idc prevede che nel 2025 “l’universo digitale” raggiungerà i 180 zettabyte (180 + 21 – ventuno! – zeri).

Anche gli organizzatori di fiere e i quartieri fieristici raccolgono dati dei loro clienti, ottenuti ad esempio quando espositori e visitatori compilano i moduli di adesione, scaricano le app delle manifestazioni, selezionano i settori preferiti, utilizzano le nuove tecnologie come i beacon. Ma poi cosa se ne fanno? Non molto, a giudicare dai risultati di un sondaggio di eventsforce: solo il 18% usa i dati raccolti con continuità, il 60% li usa sporadicamente, il 20% non lo fa ma vorrebbe farlo e il 2% non si pone il problema.

I dati raccolti ed elaborati porterebbero ad una migliore conoscenza delle esigenze dei clienti, fino ad arrivare ad una personalizzazione dell’offerta: ad esempio sarebbe più chiaro agli occhi degli organizzatori il cosiddetto customer journey, ossia il “viaggio” che porta espositori e visitatori in fiera partendo dalla consapevolezza del bisogno (ben prima di varcare i cancelli della fiera) fino ad arrivare allo spostamento fisico. Le ricadute sono positive anche per l’organizzatore, non solo perché migliora la soddisfazione del cliente, ma anche perché si potrebbero scegliere gli investimenti in comunicazione e servizi in loco in funzione delle reali esigenze degli utilizzatori.

Insomma, un’occasione da non perdere, come il nuovo incontro con Exhibitionist! Parleremo di Big Data e delle opportunità che derivano dalla loro analisi con Antonietta Mira, professore di statistica presso l’Università dell’Insubria e l’Università della Svizzera Italiana, dove dirige l’InterDisciplinary Institute of Data Science

Via aspettiamo giovedì 13 luglio alle 19.00 (ingresso a partire dalle 18.30) in Fondazione Fiera Milano, Viale Boezio 15. La partecipazione è gratuita ma prima vi chiediamo di registrarvi seguendo questo link.

Mira Antonietta_pop

 

 

Realtà virtuale e realtà aumentata possono migliorare l’esperienza fieristica? Prima vediamo le differenze tra le due: obiettivo della realtà virtuale (VR) è convincere gli utenti di essere entrati in una realtà completamente nuova, escludendo il mondo circostante: il risultato si ottiene con dei visori che proiettano immagini che danno la sensazione di trovarsi davanti agli occhi una scena tridimensionale. La realtà aumentata (AR), invece, non esclude il mondo circostante, ma sovrappone informazioni a ciò che ci circonda attraverso strumenti come smartphone o smart glasses (gli Hololens di Microsoft, ad esempio)

Prima di usare realtà virtuale o realtà aumentata in una fiera dovremmo capire se sono funzionali agli obiettivi della manifestazione, in grado di integrarsi nell’evento e capaci di stabilire una relazione con i partecipanti. Le 5 domande che ci dobbiamo fare e che ci suggerisce il sito tsnn.com,  sono:

  1. Perché usiamo la realtà virtuale nel nostro evento?
  2. La realtà virtuale ha senso nello spazio che abbiamo a disposizione? Questa vale sia per i singoli espositori sia per le aree in cui l’organizzatore vuole ricreare un’esperienza di realtà aumentata
  3. I partecipanti vogliono usare la realtà virtuale?
  4. Esistono tecnologie alternative in grado dare un risultato migliore?
  5. Come si collega con le iniziative di promozione?

Quali saranno le implicazioni della realtà virtuale sulle fiere in futuro e quali servizi o prodotti sono già disponibili? Per saperne di più EMECA, l’associazione che raccoglie i maggiori quartieri fieristici europei, ha lanciato un bando alla ricerca di idee, prodotti e servizi per il nostro settore: i progetti vanno presentati entro il 29 maggio e possono partecipare aziende con meno di 5 anni e meno di 20 dipendenti. Trovate tutti i dettagli sul sito EMECA

EMECA Innovation Platform 2017_final