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Questa estate nel mondo fieristico hanno tenuto banco l’annuncio da parte del gruppo Swatch dell’abbandono di Baselworld e le successive dimissioni di René Kamm, amministratore delegato di MCH Group, che organizza la fiera.

Swatch è solo l’ultimo in ordine temporale dei grandi nomi dell’orologeria ad abbandonare la manifestazione, infatti nelle ultime edizioni il numero di espositori si è dimezzato. L’annuncio di Swatch ha fatto esplodere una crisi fino a quel momento tenuta nascosta e ha reso evidente la fragilità di una fiera che per anni è stata la vetrina del settore. Come è potuto accadere tutto questo? Un bell’articolo del blog Fratellowatches riporta le opinioni e le critiche circostanziate di tre giornalisti che per anni hanno frequentato la fiera.

L’accusa principale è l’immobilismo: la mancanza di dinamismo e creatività, citata anche dal CEO di Swatch, è ritenuta un elemento determinante. Mentre il mondo dell’orologeria e i comportamenti di acquisto dei consumatori cambiano rapidamente, i produttori sono alla ricerca di nuove soluzioni per entrare in contatto con i clienti e la stampa. Baselworld invece, secondo i detrattori, ha perpetuato il suo modello di business fondato sulla vendita del metro quadrato. La scarsa innovazione dell’offerta secondo loro è confermata dalla costruzione del nuovo padiglione, molto bello ma molto costoso, che sembra non rispondere ai mutati bisogni del mondo dell’orologeria.

Altro tema è quello della customer experience: partecipare alle fiere di grandi dimensioni può essere faticoso e costoso. Confusione, stanchezza, prezzi alti negli hotel, sono tutti elementi che rendono l’esperienza di visita meno piacevole, finanche deludente. I visitatori-pubblico, lamentano il trattamento ricevuto: Baselworld è aperta a tutti (a pagamento) ma una volta dentro sono pochi gli stand che consentono ai visitatori B2C di entrare e toccare le ultime novità. Molti preferiscono SIHH, Salone Internazionale dell’Alta Orologeria, che si svolge a Ginevra ed è organizzato dal gruppo Richemont, ma sta accogliendo parecchi transfughi di Baselworld: più piccolo, più accogliente, più ricco di convegni di approfondimento, con una maggiore attenzione alla customer experience e una gestione più trasparente degli ingressi.

Associato alla customer experience è il cibo: i visitatori si lamentano di pranzi a base di cotolette troppo care mangiate in piedi in fretta, non proprio quello che si dice un momento per rilassarsi e riprendere le forze. Oltretutto il cibo è un momento forte di convivialità e aggregazione e può diventare un vantaggio competitivo se proposto in modo da favorire le opportunità di networking.

Insomma, Baselworld è accusata di non soddisfare né gli espositori, che cercano una guida per essere traghettati nelle acque agitate del mercato, né i visitatori, che si sentono dei polli da spennare. Quali sono le soluzioni che la fiera sta mettendo in campo ? Maggiore rilevanza al settore dell’oreficeria, che si è sempre sentito negletto, più spazi per sfilate, networking e feste; maggiore apertura al B2C per coinvolgere il consumatore finale; azioni contro i rincari della ristorazione e dell’hotellerie; una revisione dei prezzi degli spazi; l’uso di chatbot.

Scopriremo già dalla prossima edizione se la direzione è quella giusta, intanto però la caduta di Baselworld impone una riflessione alle fiere, soprattutto se sono di successo.

 

Ebbene si, le aziende che espongono in fiera usano i social media per rafforzare la loro presenza nella manifestazione. Il dato emerge dal sondaggio condotto dalla rivista americana Exhibitor Magazine e mostra una crescita esponenziale, dato che passa dal 30% del 2010 al 91% del 2018. La gestione di questi strumenti è sempre meno affidata alla buona volontà di qualche dipendente che si dedica ai social a tempo perso: la maggior parte delle aziende non solo ha un social media manager o un ufficio dedicato, ma fa uso di contenuti a pagamento per amplificare il messaggio.

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Va detto però che la misurazione dei risultati è ancora poco diffusa: solo un terzo stabilisce degli obiettivi misurabili e poco più della metà delle aziende usano più metriche per quantificare il successo di una campagna.

Potete trovare qui una sintesi dei risultati del sondaggio.

La sfida è di grande portata: come rendere le fiere “a prova di futuro”?

Cosa possiamo fare per rispondere ai bisogni in trasformazione di una nuova generazione di utenti che si affaccia sul mercato? Come affrontare le sfide che derivano da una concorrenza che non necessariamente proviene dal mondo fieristico? Cosa possiamo fare per rendere sicuri i luoghi in cui si incontrano moltissime persone? Come sopravvivere e prosperare in un contesto che vede sfumare i confini trai format mentre è in atto un processo di consolidamento?

A queste domande cercherà di dare delle risposte il prossimo convegno UFI, che si svolgerà a Verona dal 2 al 4 maggio. Il programma è ricco di spunti, sia di ampio respiro e strategici, che pratici e operativi. Si parlerà di digital disruption, intelligenza artificiale, realtà virtuale e realtà aumentata, ma anche di sicurezza. Uno dei relatori è Eddie Choi, che è stato protagonista di Exhibitionist alcuni anni fa: Eddie calerà il tema centrale del convegno all’interno della cultura aziendale, perché la gestione delle risorse umane è il primo passo per realizzare fiere “a prova di futuro”.

Se volete partecipare siete ancora in tempo: la registrazione è aperta sia agli iscritti che ai non iscritti a UFI. Per maggiori informazioni, dettagli e costi vi suggerisco di visitare il sito UFI. 

Ci vediamo a Verona!

Baselworld è sempre stata la fiera per il settore dell’orologeria e della gioielleria: i più importanti produttori spendevano milioni per essere presenti con stand scenografici, i visitatori accorrevano per vedere le ultime novità e fare acquisti, la fiera di Basilea chiamava gli architetti dello studio Herzog & de Meuron per ricostruire un padiglione che diventasse non solo la “casa” di Baselworld, ma un nuovo landmark della città.

E poi? Poi Baselworld ha iniziato a percorrere una strada in salita: un mercato in contrazione, imprevedibili comportamenti di acquisto, l’irrompere dell’online, una revisione drastica delle strategie di comunicazione e marketing delle aziende espositrici. Così gli organizzatori si sono ritrovati di fronte a un netto calo degli espositori (dimezzati nel giro di 2 edizioni). Perché? Alcuni preferiscono puntare su eventi aziendali per parlare con i propri distributori, e sull’online per entrare in contatto con il consumatore finale (Movado spendeva 10 milioni di dollari per partecipare a Baselworld, quest’anno ha organizzato un suo evento a Davos spendendo “solo” 2 milioni). Altri sostengono che Baselworld è troppo costosa e che gli ordini non si fanno più tra gli stand, a differenza di quello che avveniva in passato.

Altri non abbandonano lo strumento fiera in sé, semplicemente passano alla concorrenza. Nello specifico la concorrenza è rappresentata da SIHH, il Salone dell’Alta Orologeria di Ginevra, che però non è una vera e propria fiera, ma un grande evento corporate organizzato dal brand del lusso Richemont. Solo che ultimamente Richemont sta accogliendo alcuni transfughi di Baselworld, aziende che cercano una fiera con un posizionamento più chiaro, un pubblico di altissimo livello e super selezionato (si entra solo su invito), con un’apertura al pubblico generico per un solo giorno, mentre a Baselworld è sempre possibile accedere.

Per un racconto dettagliato consiglio la lettura di questo articolo.

Possiamo trarre spunti da quello che sta accadendo a Baselworld ? La nuova concorrenza, i diversi comportanti di acquisto, la disintermediazione guidata dall’online sono destinati a trasformare tutti noi? Ricordate Porter e le cinque forze competitive ? siamo nell’era dei nuovi entranti. Facciamocene una ragione.

Harry Potter arriva a Milano. O meglio, la mostra su Harry Potter, che ha fatto il pieno di visitatori in tutte le tappe del suo tour mondiale, finalmente arriva a Milano, alla Fabbrica del Vapore, dal 12 maggio.

Sapete chi è l’ideatore della mostra? Eddie Newquist. Se il nome vi dice qualcosa è perché Eddie è stato ospite di Exhibitionist nel 2016. Eddie torna a Milano per un Exhibitionist organizzato da Fondazione Fiera Milano in collaborazione Meet the Media Guru, un’occasione per sapere tutto ma proprio tutto sulla costruzione di una mostra di grande successo e non parliamo solo di Harry Potter, ma anche di Trono di Spade e Cronache di Narnia, tutti progetti seguiti da lui.

Perché partecipare? Ad esempio perché i principi che si applicano alla creazione di una mostra di successo come quella di Harry Potter valgono anche per le fiere, i congressi e gli eventi. Qualche esempio suggerito dallo stesso Eddie Newquist?

  • Mettiti nei panni del pubblico: conosci il tuo pubblico per dargli quello che sta cercando
  • Trova il cuore della tua storia e immergi il tuo pubblico: focalizzati su cosa conta veramente e costruisci attorno il progetto
  • Scopri cosa piace al tuo pubblico del tuo marchio e mantieni la promessa
  • Premia il tuo pubblico per essere arrivato fino a te

Per saperne di più vi aspettiamo all’interno di Tempo di Libri, fiera internazionale dell’editoria che si svolge dall’8 al 12 marzo a fieramilanocity. Exhibitionist sarà venerdì 9 marzo, alle 19.00, in Sala Brown 1. Per partecipare bisogna registrarsi: basta cliccare qui 

photo Eddie

Gennaio: tempo di buoni propositi e previsioni per l’anno nuovo. Kai Hattendorf, direttore generale di UFI, ha dato un’occhiata alla sfera di cristallo per immaginare quali saranno i 5 trend più importanti nel 2018 per il mondo fieristico: vediamoli insieme.

  1. Resilienza e capacità di adattamento: nonostante le tensioni politiche, un ritorno al protezionismo e la percepita fragilità del libero scambio, il settore fieristico nel suo complesso regge bene l’urto: le aziende che espongono continuano a investire, a scapito degli investimenti in pubblicità. Segni positivi, che non devono farci dormire sugli allori….
  2. Dati e digitale: la lettura dei dati e la creazione di nuovi prodotti e servizi a integrazione del modello di business fondato sul metro quadrato sono i grandi temi del 2018 (e non solo). Velocità e direzioni variano tra gli attori coinvolti, ma è innegabile che il processo di digitalizzazione è iniziato, come indica il nuovo Digitisation Index realizzato da UFI.
  3. Ibridazione: i confini tra format sono sempre più labili. Fiere, congressi, convegni stanno miscelandosi per dar vita a nuovi modelli in risposta alle mutate esigenze del mercato. Inoltre le fiere B2B non sono più così impermeabili ma condiscono il business con una corposa parte di intrattenimento. Un bell’esempio è SXSW, un festival musicale, ma anche un festival cinematografico ma anche una fiera, ma anche una serie di convegni, che si pone l’obiettivo di “aiutare i creativi a raggiungere i loro obiettivi”.
  4. La ricerca di talenti e competenze: la gestione delle risorse umane, la coltivazione dei talenti, l’attrazione di risorse dal mondo non fieristico e tra i giovani stanno diventando sempre più centrali nelle strategie dei grandi player e anche le associazioni come UFI fanno la loro parte, ad esempio con il programma NGL (Next Generation Leaders).
  5. La sfida della sicurezza: in questo ambito collaborazione è la parola chiave, come emerso anche nella sessione dedicata durante il congresso UFI di Johannesburg. Collaborazione, coinvolgimento, comunicazione sono indispensabili tra i quartieri fieristici e le forze dell’ordine locali, ma anche tra sedi, organizzatori e fornitori di servizi.

 

Una canzone di un po’ anni fa si intitolava “Video killed the radio star” ma la radio non è morta e anzi è la televisione a non passarsela troppo bene per colpa dei nuovi stili di consumo dell’intrattenimento influenzati dai nuovi entranti digitali (un nome per tutti, Netflix). Perché la radio continua ad essere uno strumento attuale e moderno? Claudio Astorri, il prossimo protagonista di Exhibitionist, dice che la radio è un mezzo a target, personale, che segue la mobilità senza assorbire eccessiva attenzione (infatti l’autoradio è lo strumento più utilizzato per l’ascolto): l’ascoltatore decide sia la stazione che il livello di attenzione, momento per momento. Sarà per questo che lui definisce la radio un essere vivente?

Claudio Astorri ha lavorato con i nomi più significativi dell’industria radiofonica italiana: ha fondato e diretto RTL 102.5, ha lavorato allo sviluppo di Radio 105, RMC Radio Montecarlo, RAI International, Radio Italia Network, rilanciato RDS e partecipato alla creazione di Radio 24. Nella sua presentazione ci racconterà i come e i perché della radio, parlerà dell’identità di stazione e dell’interattività come elemento centrale per coinvolgere l’ascoltatore e ci guiderà verso un paragone con il mondo fieristico. Come le radio anche le fiere sono fatte di interattività, mettono in contatto con il mondo, hanno un palinsesto che è frutto di una ben precisa identità e tempi molto rigidi.

Se siete curiosi di saperne di più non perdete l’appuntamento di domani, 26 ottobre, alle 19, a Palazzo Giureconsulti a Milano. Per partecipare cliccate qui.